“Spalmiamo un po’ i morti”. In Sicilia alteravano i dati sui contagi per salvarsi dalla zona rossa

sicilia Razza
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Avrebbero alterato per almeno 40 volte i dati sulla pandemia diretti dalla Regione Sicilia all’Istituto Superiore di Sanità, modificando il numero dei positivi e dei tamponi e a volte anche quello dei decessi, condizionando così i provvedimenti adottati dal ministero della Salute per il contenimento dell’epidemia.

Con questa accusa i carabinieri del Nas di Palermo e del Comando provinciale di Trapani hanno eseguito questa mattina un’ordinanza cautelare (arresti domiciliari) nei confronti di tre dipendenti del Dipartimento regionale per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) dell’assessorato della Salute della Regione Sicilia. Si tratta di una dirigente, di un funzionario e di un dipendente di una società informatica legata alla Regione Siciliana.

I reati contestati, sono falso materiale ed ideologico in concorso. Nell’inchiesta risulta indagato anche l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, sul conto del quale, “sebbene non emerga ancora compendio investigativo grave, è emerso il parziale coinvolgimento nelle attività delittuose del Dasoe”.

“Spalmiamoli un poco…”. Diceva così lo stesso Razza alla dirigente regionale Letizia Di Liberti che avrebbe dovuto comunicare i dati dei decessi all’Istituto Superiore di Sanità. “I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?”, chiede la dirigente. “Ma sono veri?”, chiede Razza. “Si, solo che sono di 3 giorni fa”, risponde. E l’assessore dà l’ok: “Spalmiamoli un poco”.

La dirigente prosegue: “Ah, ok allora oggi gliene do uno e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché ieri il San Marco ne aveva avuti ieri altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene?”. “Ok”, risponde Razza.

In particolare, sempre secondo quanto ha fatto sapere il Nas, agli arrestati è contestata la grave omissione di aver alterato il flusso dei dati destinati dalla Sicilia alla Cabina di regia dell’Iss. Da novembre sono circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell’Arma, l’ultimo dei quali risale al 19 marzo scorso.

Gli investigatori hanno compiuto alcune perquisizioni anche nei confronti di altri cinque indagati alla ricerca di materiale utile alle indagine. Inoltre è stata effettuata un’acquisizione informatica selettiva (flusso e-mail) presso i server dell’assessorato alla Salute della Regione Sicilia e dello stesso Dipartimento.

Nell’ordinanza il Gip di Trapani parla di “disegno politico scellerato”. I positivi e i decessi, secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori dell’Arma “spalmati” nel tempo per evitare che la Sicilia fosse messa in zona rossa. “Sembra estraneo – scrive ancora il Gip – il presidente della Regione Musumeci, che pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”.

Duro il commento del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Per tutto questo il Comune di Palermo si costituirà Parte Civile in questo procedimento giudiziario, visto che proprio sui dati si sono basate molte scelte e provvedimenti amministrativi in questi mesi”. “Ho sempre ripetuto – aggiunge il sindaco – che la classificazione dei territori in base ai colori non andava e non va considerata come un concorso a premi né, tantomeno, una partita a poker dove bluffare per vincere di più”.

“La zona rossa – ha detto ancora Orlando -, soprattutto se il Governo regionale e nazionale intervengono con i giusti ristori e sostegni alle imprese e alle famiglie, è lo strumento per salvare vite umane. Più volte, fino a pochi giorni fa ho sollecitato e richiesto che fossero forniti ai sindaci e ai cittadini dati corretti, costanti e scientificamente validi. Ancora oggi, però, i sindaci hanno dati contrastanti, incerti e non conoscono i dati sullo stato di occupazione dei posti letto”.

Oltre a Razza e Di Liberti sono indagati il direttore del Servizio 4 del Dasore, Mario Palermo; il dipendente della Regione Siciliana, Salvatore Cusimano, il dipendente della Società “Pricewaterhousecoopers Public Sector srl”, Emilio Madonia, che gestiva il sistema informatico dei flussi dei dati dell’assessorato, e due dipendenti dell’Asp di Palermo, Giuseppe Rappa e Roberto Gambino.

Leggi anche: L’Oms scopre che quella del coronavirus uscito dal laboratorio di Wuhan era una bufala. E adesso cosa diranno Salvini e Meloni?