Il mandato con il quale lโuomo del gruppo Bilderberg รจ stato richiamato a Roma dallโesilio dorato al quale era stato relegato a suo tempo da Matteo Renzi con lโormai celebre โEnrico stai serenoโ รจ chiaro: cercare di rilanciare un partito in crisi di identitร e un progetto politico che rischia di affossarsi definitivamente.
Per fare questo nel suo โdiscorso programmaticoโ allโAssemblea Nazionale di domenica scorsa, il neo segretario Enrico Letta ha delineato un partito che deve ripartire dal โterritorioโ (unโentitร mitologica, citata ormai trasversalmente in ogni dichiarazione programmatica da destra a sinistra, da sovranisti e populisti), uscire dalle Ztl (altra definizione trita e ritira), ha criticato le correnti, chi cambia casacca e chi pensa solo alle โpoltroneโ (espressione giร usata da Zingaretti nellโannunciare le sue dimissioni) e โ udite, udite – che il Pd non deve essere โil partito del potereโ altrimenti โmoriamoโ.
Perfetto, peccato che la predica arrivi dal pulpito di uno che fino a qualche giorno le sue riflessioni filosofiche sul โrapporto tra centro e periferieโ e sul concetto di potere le elaborava in veste di direttore della Scuola di Studi Internazionali della prestigiosa Sciences Po di Parigi e in quella di presidente del Jacques Delors Institute, due tra i piรน grandi istituti di affari internazionali del mondo. In ogni caso, le narrazioni sono sempre bellissime, poi ciรฒ che conta รจ la realtร e al di lร delle dichiarazioni dโintenti sulla natura identitaria del Pd โ sacrosanta, per caritร – il nodo cruciale sarร definire e strutturare il rapporto con il Movimento 5 stelle.
Lโex segretario su questo era stato molto chiaro: nellโevidenziare la necessitร di unโalleanza reale e compiuta, che andasse oltre le parole di circostanza, aveva capito che lโunico modo per ottenere un risultato era una sintesi delle posizioni nella quale ognuna delle parti in causa fosse disposta a sacrificare qualcosa, senza isterici protagonismi e fughe in avanti. Letta invece, stando alle sue prime mosse da segretario non solo sembra voler disegnare un โnuovo centrosinistraโ guidato dal Pd e di cui il M5s dovrร far parte in ruolo subalterno (e questo sarebbe pure legittimo dal suo punto di vista, un pรฒ meno da quello dei vertici 5Stelle) ma lโimpressione รจ che non voglia rinunciare alle poltrone e banco di prova ne รจ Roma.
Ieri, in merito alla volontร espressa dallโex ministro dellโEconomia Roberto Gualtieri di volersi candidare a sindaco della Capitale (leggi l’articolo), il segretario dem ha subito commentato che il suo โรจ un ottimo nome e un amicoโ aggiungendo che โRoma vive delle grandi difficoltร โ (non proprio un complimento nei confronti dellโattuale sindaca, la pentastellata Virginia Raggi che โ per inciso โ non intende rinunciare alla ricandidatura.
โLa Capitale resta fuori dallโaccordoโ, interviene nel dibattito la neo assessora alla Transizione ecologica della Regione Lazio, la pentastellata Roberta Lombardi, ma Letta in ogni caso non ha parlato di confronto col M5s, anche se ha affermato che quella per il Campidoglio โsarร una partita molto importante delle elezioni amministrative di autunno, che saranno una tappa di avvicinamento significativa nella costruzione di questa alleanza tra centrosinistra e Cinquestelle in vista delle elezioni politiche del 2023โ.
E si arriva al piano nazionale: certo non aiuta il fatto che Letta abbia rilanciato, in tema di legge elettorale, il maggioritario e il Mattarellum mentre lโaccordo fra i giallorossi nella scorsa legislatura era stato trovato sul proporzionale, tantโรจ che Giuseppe Brescia, presidente grillino della commissione Affari costituzionali della Camera, padre della proposta di legge che porta il suo nome, ribadisce che lโorizzonte in cui si muove il Movimento รจ quello del proporzionale.
Anche perchรฉ lโavanzata della destra non sarร facile da contrastare, non a caso lโipotesi del maggioritario piace molto a Salvini e alla Meloni (che il segretario dem ha sentito ieri al telefono). Decisivo sarร poi il rapporto di Letta con Giuseppe Conte, leader designato del Movimento: la coalizione, al momento, รจ lโunica strada per sperare di essere competitivi con un centrodestra oggi diviso nel sostegno allโesecutivo Draghi ma domani pronto a tornate unito nella sfida delle politiche.
Perรฒ in quel campo gli accordi fra i partiti sono piรน o meno chiari: il partito che ha preso piรน voti esprime il premier, mentre nellโeventuale alleanza del fronte progressista le cose non sono cosรฌ โlisceโ poichรฉ lโex premier del governo giallorosso non puรฒ piรน assumere il ruolo di federatore (di Papa straniero per intenderci) e quindi si porrร anche il tema della leadership della coalizione. In ogni caso, il rapporto fra i due รจ tutto da costruire.