Domani arriva il super Green Pass. Salvini deve rimangiarsi tutto. Già deciso l’obbligo del certificato nel settore pubblico. Ma si pensa di imporlo presto pure a quello privato

Green Pass
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Non si scappa: l’obbligo del Green Pass varrà per tutti i lavoratori del pubblico e del privato. Domani il premier Mario Draghi riunirà il Consiglio dei ministri, che sarà preceduto con tutta probabilità da una cabina di regia. Ma la via è segnata a maggior ragione ora che, grazie al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e al pressing dei governatori leghisti, è caduto (o quasi) anche l’ultimo tabù della Lega. L’estensione del certificato verde coinvolgerà subito tutti i lavoratori del pubblico. Mentre per l’estensione ai privati potrebbe essere necessaria un’ulteriore riflessione. Il Super Green Pass dovrebbe partire alla metà di ottobre, per dare il tempo a chi non ha fatto ancora la prima dose di vaccinarsi. E ci saranno sanzioni severe, pecuniarie e amministrative, per chi non ce l’ha.

NODO TAMPONI. Sui privati è in corso l’interlocuzione del ministero del Lavoro in contatto con sindacati e imprese. Rimane da risolvere la questione dei tamponi. I sindacati non vogliono che i costi ricadano sulle spalle dei lavoratori e le aziende non intendono che a farsene carico siano loro. Ad ogni modo quando la decisione verrà presa si potrebbe procedere con un obbligo per tutti i privati o anticipando, già domani, la misura per un pezzo di privato (si è ipotizzato di dare la precedenza ai servizi, come ristoranti e trasporti, per accedere ai quali oggi i clienti hanno l’obbligo di Pass).

Il giorno dopo la sconfessione da parte di Giorgetti della linea salviniana le tensioni permangono nel Carroccio. Matteo Salvini, da parte sua, prova ad uscire dall’angolo dove lo hanno spinto molti dei suoi. Rilancia sulla richiesta dei tamponi gratuiti: “Noi chiediamo milioni di tamponi rapidi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie di italiani in difficoltà”. Sull’estensione del certificato ammette sconsolato che “saremmo gli unici in Europa a farlo” ma a domanda su come si comporteranno i suoi ministri in Cdm davanti a un provvedimento che preveda l’obbligatorietà del Pass per i lavoratori risponde: “Io faccio quello che serve al Paese. Aspetto di leggere cosa c’è scritto però e poi commento”. Da registrare la frenata del governatore del Veneto, Luca Zaia, che si riallinea al segretario parlando di “uso limitato del Green Pass”. Ma il premier Mario Draghi tira dritto: “Le cose vanno fatte perché si devono fare, anche quando sono impopolari”, ha sottolineato, citando Beniamino Andreatta.

FEDELI ALLA LINEA. I malumori dei contrari, ovvero di chi sposa la linea salviniana, potrebbero emergere in Parlamento: al Senato dove si vota il primo dl sul Pass e alla Camera dov’è all’esame il secondo decreto su scuola e trasporti che ha accolto anche le ultime disposizioni sull’estensione del certificato stabilite la scorsa settimana. Ma al momento non ci sono segnali di guerra. Di 103 emendamenti al decreto presentati in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama nessuno è arrivato dalla Lega. Il Carroccio ci prova, come ha già fatto a Montecitorio, con gli ordini del giorno. Su 31, 12 sono della Lega.

Mentre in commissione Affari sociali alla Camera è arrivato il sì della Lega, seppur su un semplice parere, al secondo decreto. E in commissione per le Politiche Ue il Carroccio ha votato per dare il parere favorevole al decreto, insieme agli altri partiti della maggioranza. E la politica degli ordini del giorno qualche frutto lo ha prodotto. A Palazzo Chigi domani dovrebbe essere istituito il fondo per indennizzare chi sia danneggiato dai vaccini, chiesto in Parlamento proprio dalla Lega.