Arriva un altro pezzo del Jobs Act

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dalla Redazione

E’ arrivato in Senato un’altro pezzo del Jobs Act:  il ddl delega al Governo di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione. Si compone di due capi e sei articoli.

Il testo è stato presentato al Senato ed è in attesa di essere assegnato alla commissione Lavoro di Palazzo Madama. Sono cinque i capitoli delle deleghe al governo: quella in materia di ammortizzatori sociali; di servizi per il lavoro e politiche attive; di semplificazione delle procedure e degli adempimenti; di riordino delle forme contrattuali; di sostegno alla maternità e alla conciliazione.

Tra i diversi punti rientrano i criteri e i principi per la revisione della cig e per l’introduzione dell’assegno universale di disoccupazione, del contratto a tutele crescenti, del compenso orario minimo, per l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione fino ad un ‘tax credit’ per le mamme.

Nell’ambito della riforma degli ammortizzatori sociali si indica, infatti, l'”universalizzazione” dell’Aspi (l’assegno per la disoccupazione involontaria) “con estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con l’esclusione degli amministratori e sindaci” prevedendo, prima dell’entrata a regime, “un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite”.

Nell’ambito del riordino delle forme contrattuali si prevede, oltre che a definire un codice semplificato del lavoro (con la redazione di un ‘Testo organico’), “l’introduzione, eventualmente in via sperimentale di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti” e l’introduzione, anche questa “eventualmente in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali più rappresentative sul piano nazionale”.

Si punta inoltre a dare più sostegno alla maternità (anche “nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale” l’indennità di maternità “a tutte le categorie di donne lavoratrici”) ed alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (compresa una maggiore flessibilità degli orari e dei congedi). Si indica anche la possibilità di “introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice, e di armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico”.