L’arte sempre più bene rifugio. E Sotheby’s è ceduta per 3,7 miliardi. A comprare è il collezionista americano Patick Drahi. Premio del 61% per gli azionisti della casa d’aste

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In tempi d’incertezza economica nulla è più insidioso dei beni rifugio, con delusioni cocenti sempre dietro l’angolo, compreso quello di primarie banche diventate rivenditrici di diamanti impossibili da monetizzare senza perderci un botto, per non dimenticare la stagione delle medaglie d’oro fatte passare per monete antiche. I più diffidenti fanno traboccare di contanti le cassette di sicurezza, i tradizionalisti investono nel mattone o in lingotti, ma ci sono tanti fantasiosi che insistono con l’arte, ben consapevoli che il valore d’acquisto di una tela o una scultura non è affatto certo possa confermarsi alla rivendita, soprattutto se questa dovesse farsi in fretta.

Quadri, ma anche gioielli, francobolli, fotografie, vini d’eccezione e auto d’epoca hanno però un mercato di ricchi collezionisti sempre più generosi nell’accontentare i loro capricci. Un trend rivelato dalla costante crescita delle transazioni, con casi limite come il controverso Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, passato di mano per 450,3 milioni di dollari. Dunque siamo di fronte a un mercato che cresce, e così si spiega l’accordo raggiunto ieri su Sotheby’s, la casa d’aste che sarà ceduta a BidFair Usa, di proprietà del collezionista d’arte e magnate delle telecomunicazioni Patrick Drahi (che controlla e ha fondato Altice).

I soci di Sotheby’s riceveranno 57 dollari ad azione in una transazione valutata 3,7 miliardi, con un premio del 61% sul valore del titolo al 14 giugno scorso. La transazione risulterà nel delisting del gruppo dopo 31 anni trascorsi come azienda quotata a Wall Street. Ieri nel pre-mercato americano il titolo ha preso il volo segnando un +59% a 56,20 dollari (venerdì aveva chiuso a 35,39 dollari e da inizio anno perdeva l’11%). Ma nel campo dell’arte gli affari sono così, imprevedibili e fortuiti, come quello degli acquirenti di un dipinto di Jean-Michel Basquiat pagato 10 mila dollari nel 1975 per poi essere rivenduto, nel 2017, a 110 milioni.

E a dimostrazione che l’arte resta tra i beni rifugio prediletti dai paperoni del Pianeta basti scorrere l’ultimo report di Deloitte, dove emerge una forte crescita del fatturato complessivo a livello internazionale e un crescente interesse dei collezionisti nei confronti delle private sales (stimate in alcuni studi a circa il 70% delle vendite globali), con ben 752 opere vendute nel 2017 a un prezzo superiore ai 2 milioni di dollari, rispetto alle 472 del 2016.

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