Aspettando il verdetto sullo Statuto M5S. La guerra in Ucraina ha rinsaldato l’asse Conte-Di Maio. Ipotesi 10 marzo per il voto bis sul presidente

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L’esito era più che prevedibile: il giudice del Tribunale civile di Napoli, Francesco Paolo Feo, si è riservato di decidere sull’istanza di revoca dell’ordinanza che il 7 febbraio scorso ha sospeso in via cautelare il nuovo statuto del M5S (leggi l’articolo) e la successiva elezione di Giuseppe Conte a presidente.

Ipotesi 10 marzo per il voto bis sul presidente del M5S

L’udienza, iniziata intorno a mezzogiorno e mezza, è durata circa un’ora: sono intervenuti prima i legali del M5S – i professori Claudio Consolo, Francesco Cardarelli e Francesco Astone – poi l’avvocato Lorenzo Borrè in rappresentanza dei tre attivisti napoletani che hanno impugnato la delibera di modifica dello statuto, sostenendo che dall’assemblea fossero stati esclusi in modo illegittimo gli iscritti da meno di sei mesi. Il verdetto arriverà, dunque, probabilmente nei prossimi giorni.

Il giudice Feo è lo stesso magistrato di fronte al quale pende la causa di merito e che in prima istanza aveva rigettato la domanda cautelare, negando i presupposti d’urgenza, “non riscontrabili” – scriveva – “all’esito della comparazione fra l’interesse dei ricorrenti alla sospensione della delibera e quello dell’associazione convenuta (e quindi di tutti gli altri associati), alla prosecuzione dell’attività politica”.

I tre attivisti però avevano fatto ricorso al Tribunale collegiale, che aveva dato loro ragione perché – si legge nell’ordinanza – i nuovi iscritti erano stati esclusi dall’assemblea del 2 e 3 agosto 2021 “in assenza di un regolamento adottato dal Comitato di garanzia su proposta del Comitato direttivo”, come invece prescriveva il vecchio statuto. Pochi giorni dopo, però, il M5S ha depositato istanza di revoca del provvedimento, sostenendo che quel regolamento in realtà esistesse fin dall’8 novembre 2018: a provarlo sarebbe uno scambio di mail tra l’allora capo politico Luigi Di Maio, che ne propone l’approvazione, e l’allora presidente del Comitato di garanzia Vito Crimi, che dà il proprio ok.

In attesa di capire cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni, il M5S ha però ritrovato una sua apparente e sottile tranquillità: com’è stato evidente anche ieri dalla decisione dei pentastellati di appoggiare l’invio di strumenti militari a Kiev (a parte il dissenso di alcuni parlamentari, a cominciare da Vito Petrocelli), Di Maio e Conte viaggiano ora nella stessa direzione, uniti da un atteggiamento filo-atlantico che sembrerebbe aver fatto ritrovare un’unità di intenti.

Come spesso accade, dunque, nelle difficoltà si ritrova vicinanza e compattezza. Ed è anche per questa ragione che si respira un discreto ottimismo per il quale anche le beghe legali possano trovare un esito soddisfacente per il futuro del M5S. E così i pentastellati guardano avanti, a prescindere dalla decisione del Tribunale.

Le prossime date cerchiate in rosso sono il 10 e 11 marzo quando si terrà una consultazione – a cui possono votare solo gli iscritti da sei mesi – sul nuovo statuto, aggiornato con le modifiche richieste dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e controllo dei rendiconti dei partiti politici.

Secondo le ultime voci che circolano, però, non è detto che la votazione si terrà. Tutto dipenderà dal conflitto ucraino: se l’invasione russa dovesse restare all’apice dell’agenda politica, anche la votazione per ridare un’organizzazione formale al M5S sarà rinviata. Ci sono priorità che inevitabilmente pongono in secondo piano ciò che fino a ieri sembrava dirimente.

“Non possiamo rimanere appesi ai diversi pronunciamenti di un tribunale”, con “i nostri iscritti faremo tabula rasa” con una nuova votazione sullo statuto il 10 e l’11 marzo. A ribadirlo, questa mattina, a Rtl102.5, è stato lo stesso Conte. Non bisogna mai “avere paura della democrazia e del voto. Io stesso mi sottoporrò a una nuova votazione”.