Assalto continuo ai lavoratori. “Basta pratiche predatorie”. Parla il senatore M5S, Sergio Vaccaro: “Ora via alle norme sulla responsabilità delle imprese”

Sergio Vaccaro
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Tribunale di Firenze ha deciso la revoca della procedura dei licenziamenti collettivi che aveva avviato Gkn (leggi l’articolo). Senatore Sergio Vaccaro, capogruppo M5S in commissione Industria, quale il valore di questa sentenza?
“Questa decisione è uno spartiacque: il giudice ha detto in modo perentorio che i diritti dei lavoratori non sono un optional, e che con la dignità delle persone certi giochini non sono ammessi. Ora l’azienda deve sedersi al tavolo: dei rilievi odierni del tribunale andrà tenuto conto. Dall’altra parte, come ha specificato la viceministra Alessandra Todde, è necessario imprimere un’accelerata al decreto relativo alla ‘Responsabilità Sociale’ delle imprese. Capita troppo spesso di vedere grandi realtà aziendali smantellare nottetempo i siti produttivi, magari al termine di annate tutt’altro che modeste sul fronte degli utili. Questa storia delle delocalizzazioni immotivate deve cessare”.

La situazione è stata risolta dai giudici? Una sconfitta per la politica?
“Tutt’altro: la decisione dei giudici dà di fatto impulso a un cambiamento di paradigma per il quale, come M5S, ci siamo sempre battuti in questa legislatura. L’Italia è la seconda manifattura d’Europa e non può tollerare atteggiamenti simili a quelli di Gkn. Mi preme ricordare che da quando c’è Alessandra Todde ad avere la delicata delega relativa alle crisi aziendali al Mise, i tavoli sono passati da 150 a 87: altro che sconfitta. La sentenza odierna ci spinge a insistere su sistemi premianti per chi rimane e investe, e ad arginare chi chiude stabilimenti senza spiegazioni plausibili”.

Il caso della Gkn si era aperto a luglio quando i lavoratori erano stati informati di aver perso il posto di lavoro tramite email. Una modalità che aveva fatto molto discutere. Molte aziende ritengono di comportarsi in Italia come se fossimo nel far west?
“Questo approccio privo di scrupoli, in base al quale i lavoratori sono considerati come semplici numeri, è sempre più frequente, specie quando parliamo di grandi major. Licenziare persone via whatsapp è uno dei sintomi peggiori del capitalismo malato di oggi. Lì c’è da intervenire: è chiaro che non dobbiamo disincentivare investimenti, però certe forme di calpestamento della dignità dei lavoratori sono insopportabili. E vanno fermate”.

A luglio è stato tolto il blocco dei licenziamenti. E da allora molte imprese hanno cominciato a tagliare. Alla luce di quanto avvenuto è stata una decisione giusta rimuovere quel blocco?
“Quel blocco fu attivato a inizio pandemia solo grazie a Nunzia Catalfo: noi lo avremmo prolungato di più. I dati dell’osservatorio Inps sul precariato ci dicono che in alcuni settori l’occupazione è aumentata. Su tutti quello delle costruzioni, che vive della spinta del Superbonus al 110%, misura totalmente ‘made in M5S’. In tanti altri comparti però c’è il rischio di emorragie di posti di lavoro, quindi un blocco anche ristretto a certi segmenti del tessuto produttivo lo avremmo lasciato”.

Siamo ancora in attesa del decreto delocalizzazioni. Da tempo annunciato ma ancora nulla. Quali norme secondo lei potrebbero evitare delocalizzazioni selvagge?
“Il Dl è pronto. Quando meno di due mesi fa si è iniziato a parlarne però è subito partito un fuoco di fila di cantilene critiche, in base alle quali il nostro Paese rischia di finire fuori dai radar dei grandi investitori internazionali. Però qui sono troppe le realtà che prendono magari anche sostegni pubblici e poi delocalizzano all’estero. Ripeto: se non dobbiamo disincentivare gli investimenti, non possiamo neanche far finta di nulla di fronte ad approcci predatori”.

Giuseppe Conte ha incontrato diversi lavoratori in crisi, dagli stessi operai di Gkn a quelli della Riello. Tra le sue soluzioni alle crisi d’impresa propone anche le cooperative dei lavoratori.
“Sono campano e da anni seguo la vertenza Whirlpool, altro caso in cui il comportamento dell’azienda è stato letteralmente incredibile. Lì c’è un know how di decenni che rischia di venire completamente sperperato solo per la testardaggine dei vertici del colosso americano del bianco. Quando i lavoratori decidono di farsi ancor più protagonisti della realtà dove lavorano, è sempre una buona cosa. Questo però non sempre è possibile. Per questo dobbiamo far presto col decreto”.