Assalto leghista alla Costituzione. Per aprire la strada all’Italexit. Cinquanta senatori padani vogliono cambiare la Carta. Equiparando trattati internazionali e leggi ordinarie

di Clemente Pistilli
Politica

Quanto piace ai leghisti l’Italexit. In realtà neppure loro sembrano disponibili a rompere con l’Unione europea e a gestire le difficilissime conseguenze dello strappo. Ma l’antieuropeismo è un tema formidabile per raccogliere like sui social, riempire le piazze e ottenere consensi dai mille scontenti in servizio permanente effettivo. Ecco dunque che, nel momento in cui la Bestia non morde più e i sondaggi danno il Carroccio in costante calo, la Lega ha tirato fuori dal cilindro un disegno di legge costituzionale con cui scagliarsi contro Bruxelles. Una di quelle iniziative sostanzialmente irrealizzabili. Ma questo il popolo dei social di solito non lo sa e chi vota non ci fa caso. Avanti dunque con la norma-spot.

PROPAGANDA SENATORIALE. Il disegno di legge costituzionale è stato presentato da cinquanta senatori leghisti. Per cercare di ridare un po’ di smalto al Capitano, rimasto orfano dei gradi sulla spiaggia del Papeete, il senatore Tony Chike Iwobi (nella foto) ha depositato l’atto alla presidenza di Palazzo Madama. E a firmare quel disegno di legge sono stati subito altri 49 colleghi, tra gli ex ministri Roberto Calderoli ed Erika Stefani, i soliti Alberto Bagnai e Massimiliano Romeo, e una fedelissima di Matteo Salvini come Lucia Borgonzoni. La pattuglia verde sostiene una modifica all’articolo 117 della Costituzione, per sopprimere i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

La Carta stabilisce che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. E per il Carroccio i vincoli europei e internazionali si possono tranquillamente cancellare. Mettendosi di fatto fuori dall’Europa e pure dal resto del mondo. Ma uno spot è uno spot. E purché funzioni la realizzabilità di quello che si propone è un insignificante dettaglio. La propaganda del resto è ben orchestrata. Per i 50 leghisti “nessuna riforma efficace e su misura per il nostro Paese potrà mai attuarsi senza una rivisitazione dell’efficacia dei Trattati europei nel nostro ordinamento e senza ripristinare la preminenza dei diritti fondamentali”.

Il messaggio è chiaro: ogni sforzo per la ripartenza è vano perché l’Europa è matrigna e non madre. Per loro non si tutelano dunque gli interessi dei cittadini messi in ginocchio dall’emergenza coronavirus sfruttando gli aiuti europei, ma dichiarando guerra all’Ue, che “impone” norme spesso “controproducenti per gli interessi economici e sociali della nostra Repubblica”. Necessario quindi far “riacquistare rilevanza alle norme costituzionali italiane e porre un argine alla sudditanza acritica ai Trattati internazionali, sulla scorta di quanto già previsto nella Costituzione tedesca”. Senza alcun imbarazzo nel far passare un Paese europeista come la Germania di Angela Merkel per l’esatto contrario. Per loro l’operazione è semplice.

Sarebbe sufficiente appunto modificare l’articolo 117 della Costituzione e porre i Trattati internazionali non più tra le norme interposte di valore costituzionale, ma tra quelle di diritto interno ordinario. Diventare in pratica un po’ Repubblica delle banane, anche se in salsa populista e sovranista. Operazione a cui i leghisti fanno finta di credere, giurando che così “lo Stato può meglio tutelare il rispetto assoluto dei diritti fondamentali dei cittadini ed evitare la deprecabile deriva della subalternità ad assunti interessi economico-finanziari”. Tutto fa brodo.