Assediati dalla terza ondata. Downgrade in dieci regioni. Fattore Rt a 1,16 il ministro Speranza vara la stretta da lunedì. Nel Lazio scatta il doppio declassamento

Coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Italia cambia di nuovo colore nella geografia della pandemia da Sars- Cov-2. Ad un anno esatto dall’inizio del lockdown duro l’Italia ci ricasca. E di nuovo con un’ordinanza del Ministro della Salute, Roberto Speranza, si torna ad una chiusura rigida. In base all’indice Rt e alla nuova stretta prevista dal decreto approvato in consiglio dei ministri, ad andare in rosso sono le due Province autonome di Trento e Bolzano (che era si era già messa in quella zona), la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, le Marche, la Basilicata, la Puglia e la Campania (anche questa era già in rosso).

Tutte le altre Regioni, tranne la Sardegna che è bianca, sono arancioni. Accelera, dunque, ancora una volta in modo “importante” l’incidenza dei casi di coronavirus nel nostro Paese, dando ufficialmente il via libera alla terza, e tanto temuta, ondata. L’Istituto superiore di sanità (Iss) diffonde i primi dati della Cabina di regia che si occupa del monitoraggio. Nella settimana dall’1 al 7 marzo i casi settimanali per 100 mila abitanti sono 225,64 contro i 194,87 per 100mila abitanti del periodo 22-28 febbraio. L’Rt è di 1,16 (da 1,06).

“Un valore di Rt superiore a 1 indica che l’epidemia è in espansione, con il numero di casi in aumento”, segnalano gli esperti. Si registra di nuovo in rialzo il tasso di occupazione delle terapie intensive, salito sopra la soglia critica cioè al 31 per cento contro il 26 della settimana scorsa. I ricoverati sono passati da 2.756 a 2.327. Il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 19.570 a 22.393. “Si osserva un forte aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (50.256 contro 41.833 la settimana precedente)”.

Non esisterà più, fino a Pasqua, la zona gialla. Restano la bianca, dove si trova solo la Sardegna, e l’arancione e la rossa. Per passare nello scenario con più restrizioni si usano due fattori indipendenti. Il primo è l’Rt, l’indice di replicazione del quale viene preso in considerazione l’intervallo inferiore dei due che servono a fare la media. Se è superiore a 1,25 si va in fascia a rischio superiore. Fondamentale sarà nelle prossime settimane anche la valutazione dell’incidenza. Se supera i 250 casi settimanali per 100mila abitanti scatta lo scenario con più restrizioni.

Tutte le Regioni e provincie autonome tranne sette, ha avvisato l’Iss, hanno riportato allerte di resilienza, cioè capacità ridotte di reazione all’aumento dei contagi. Quattro di queste – Campania, Lazio, Puglia e Veneto – riportano molteplici allerte di resilienza. Sulle nuove misure decise dal ministro Speranza, strettamente collegate del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, non sono mancate le divisioni, durante la riunione durata quasi due ore, tra rigoristi (lo stesso Speranza e Franceschini in testa) e aperturisti (leggi Lega). Tanto che, secondo fonti governative citate dalle agenzie di stampa, il ministro Giancarlo Giorgetti avrebbe espresso forti perplessità su alcune misure, come il limite giornaliero alle visite nelle abitazioni private.

L’azzurra Mara Carfagna, ha chiesto che la deroga fosse estesa valida anche nelle zone rosse (gli spostamenti da casa sono del tutto vietati), trovando sponda nella Guardasigilli Marta Cartabia e nella ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Ma alla fine ha prevalso la linea della prudenza. Con la decisione di stringere ulteriormente le restrizioni a pochi giorni dall’ultimo Dpcm a causa dell’impennata dei contagi, favorita dalle varianti, e del forte aumento dei ricoveri in terapia intensiva (ora sopra la soglia critica del 30%).