AstraZeneca: cosa cambia per chi ha fatto la prima dose, il richiamo e perché il piano di vaccinazione potrebbe rallentare

VACCINO ASTRAZENECA
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Il vaccino Astrazeneca e i suoi problemi potrebbero finire per rallentare il piano di vaccinazione in Italia. Ieri il ministero della Salute ha pubblicato una circolare per far sapere che Vaxzevria è raccomandato solo agli over 60, dopo i noti problemi segnalati dalla Germania e ammessi anche dall’Ema sulla trombosi del seno cerebrale. La decisione influirà sul piano di vaccinazione di massa del generale Figliuolo. Vediamo come.

AstraZeneca: cosa cambia in Italia e perché il piano di vaccinazione potrebbe rallentare

In primo luogo bisogna segnalare che chi ha fatto la prima dose del vaccino AstraZeneca e ha meno di sessanta anni è il personale della scuola e dell’università (887mila persone) e quello delle forze dell’ordine (222mila). In pochissimi hanno già fatto il richiamo, previsto dopo 12 settimane. Ci sono perciò almeno un milione di cittadini che hanno ricevuto il farmaco di
Oxford e devono ancora concludere il ciclo vaccinale.

Con quale vaccino è previsto il richiamo? I tecnici di ministero e Aifa hanno detto che per la seconda dose si utilizzerà ancora AstraZeneca. Non ci sono prove che dia problemi, è stato detto, anche perché c’è poca casistica. Altri Paesi, a partire dalla Germania, hanno invece già deciso di utilizzare vaccini a Mrna, come Pfizer e Moderna, per il richiamo. Si potrà rifiutare la seconda dose di AstraZeneca? Resta la regola dell’impossibilità di scegliere quale vaccino farsi somministrare. Ma ieri i sindacati della scuola hanno però messo in guardia il governo, sostenendo che molti operatori, per paura, potrebbero non presentarsi all’appuntamento per la seconda inoculazione.

A questo punto quindi tutti coloro che hanno tra 60 e 79 anni e non sono lavoratori della sanità oppure ospiti o operatori delle Rsa, visto che a queste categorie spettano i vaccini a Rna messaggero. Escludendo chi è stato già vaccinato, restano ancora da proteggere circa dieci milioni e mezzo di persone in quella fascia di età, quindi servono circa 21 milioni di dosi considerando anche quelle necessarie per i richiami. Va però segnalato, a proposito degli effetti indesiderati e delle reazioni avverse, che il numero di trombosi in generale non è più alto con AstraZeneca. Quello che è più frequente è un tipo di trombosi particolare, che avviene nelle vene del cervello (meno spesso dell’addome) ed è associato a un calo delle piastrine.

La seconda dose: il richiamo è confermato

Normalmente se ne osserva una ogni milione di persone, fra i vaccinati ne è stata osservata una ogni 100mila, stando al dato della Germania, circa un quarto fatali. Il problema è molto raro, ma l’Ema deve valutarlo. Quali sono i segnali di una possibile reazione avversa? L’elenco dell’Ema ne comprende vari. Alcuni — gonfiore alle gambe e dolore intenso al petto — sono tipici delle trombosi tradizionali, non di quelle legate al vaccino, che colpiscono cervello o addome. I sintomi di queste ultime sono un dolore molto intenso alla testa o alla pancia, che non scompare con gli
analgesici e si manifesta insieme a sintomi neurologici come sopore, disturbi della parola, del movimento o della vista, perdita di sensibilità agli arti. Il calo delle piastrine può manifestarsi con
lividi che compaiono senza causa. Il Fatto Quotidiano segnala oggi che in molte regioni c’è chi si rifiuta di fare la seconda dose (e anche la prima):

E infatti in Puglia, come ha denunciato il governatore Michele Emiliano, il 40% dei cittadini già rifiuta il vaccino europeo. Uno su tre si defila in Campania, cercando di ottenere Pfizer
o Moderna. In Liguria, molti genovesi under 80 hanno disdetto le prenotazioni nelle farmacie o alla Fiera del capoluogo regionale (dove avrebbero dovuto effettuare AstraZenca) per radunarsi fino alle due del mattino all’hub della Torre Msc di San Benigno, perché qui viene somministrato Moderna.

Cosa succede a chi rifiuta AstraZeneca?

In Lombardia, la paura ha stoppato l’adesione alla campagna vaccinale della fascia tra i 75 e i 79 anni. “E allora abbiamo aperto ai 70enni –dice il direttore generale del Welfare del Pirellone, Giovanni Pavesi –. E se poi un 80enne rifiuta AstraZeneca non sappiamo nemmeno noi come comportarci”. Così via, un po’ in tutta Italia. Fino a Messina, dove tanti cittadini, come spiega il responsabile dell ’hub vaccinale Alberto Firenze, “si presentano con fascicoli pieni di documentazione medica da cui emergono diverse patologie”.

Questo mentre nel mondo scolastico tanti, tra quelli che hanno già ricevuto la prima dose del vaccino europeo (1,2 milioni di persone, l’80% del personale) non vogliono fare la seconda. “Docen – ti, presidi, impiegati: sono tutti spaventati –spiega Elvira Serafini, che guida il sindacato Snals –. Le indicazioni su questo vaccino sono troppo contrastanti, è stato detto tutto e il contrario di tutto nel giro di poche ore”. Il tutto potrebbe mettere in difficoltà il piano di vaccinazione italiano. Perché prima dell’arrivo delle dosi di altri vaccini bisognerà aspettare del tempo.