Attaccare i Måneskin per difendere Putin? Fuck!

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I Måneskin si esibiscono sul palco di Coachella, in California. È l’ennesimo appuntamento di prestigio e di successo della giovane band rock italiana, dopo avere vinto l’Eurovision I gusti musicali sono soggettivi, discutibilissimi, e prevedono fan e detrattori. È il gioco delle parti, si sa. Quello che non si può non riconoscere alla band è la voglia di esporsi anche per temi che spesso infiammano il dibattito politico (è accaduto ad esempio per il Ddl Zan) e proprio per questo non stupisce che nella loro ultima esibizione abbiano espresso sostegno all’Ucraina con il cantante Damiano che dal palco ha urlato ‘Ucraina libera, fuck Putin’.

I Måneskin prendono posizione: ‘Ucraina libera, fuck Putin’.

Apriti cielo. Dopo la presa di posizione del cantante dei Måneskin è partita una raffica di insulti. Si va dal più tenero “chi è Damiano dei Måneskin?”, al paternalistico “So ragazzi, plagiabili, ricattabili, non sanno che c…  dicono!!si fanno trasportare dall’onda!” passando per il complottismo no vax (“Il governo ha stanziato milioni perché la stampa (tutta) facesse propaganda per i vaccini. Anche il mondo artistico (???) si è adeguato nel ripetere la cantilena (Gassman). Damiano è ottimo medium per influenzare gli stessi giovani che si sono punti solo per tornare a bere spritz”) fino a chi li paragona ai “servitori di Satana” lanciando un appello a Putin per liberarcene.

Difendere Putin? Reclamare la complessità della guerra non ha nulla a che vedere con la normalizzazione di un tiranno.

Qui siamo al punto: in Italia i tifosi di Putin – coloro che ancora lo sostengono dopo i morti ammazzati che riempiono le fosse comuni, dopo la tragedia umanitaria che è in corso in Ucraina con milioni di persone che nel giro di qualche ora hanno dovuto mettere tutta la propria vita dentro una valigia per sperare di salvarsi, dopo le centinaia di testimonianza- sono un folto gruppo. Attenzione, non parliamo di chi legittimamente espone le proprie tesi su una storia che non è certo iniziata il 20 febbraio, si tratta in questo caso di gente che di Putin condivide la mortifera visione del mondo, di gente che crede che qualsiasi motivazione geopolitica possa giustificare uno scenario di morte come quello che si è abbattuto a Mariupol o Kharkiv. Ci sono, anche nel nostro Paese, persone che non mettono in dubbio l’inevitabile propaganda di guerra (e in guerra, si sa, la prima vittima è la verità) ma addirittura si prendono la briga di credere che tutto sia finto, tutto una montatura, che i bambini ucraini si ammazzino da soli oppure che le città sventrate visibili su tuti i giornali e da tutti i satelliti siano delle sofisticatissime rielaborazioni cinematografiche. Come è già avvenuto in pandemia la negazione della realtà (che non ha niente a che vedere con il rivendicarne la sua complessità) sfocia in in un’adorazione per il male. Per questo dobbiamo avere il coraggio di ribadire che Putin (che era Putin ben prima dell’Ucraina, mentre molti nostri leader lo leccavano) ha in testa un mondo fatto di oligarchi straricchi per amichevoli privatizzazioni, crede in un mondo in cui la politica si fa con le armi e usa il terrore come arma di governo. Allora lo scriviamo forte che Putin sarà un criminale giudicato dalla storia, come avvenne per Stalin, che cadrà miseramente in disgrazia appena perderà il controllo di un gioco da cui non riuscirà a uscirne. E non solo rivendichiamo il diritto di dirlo ma difendiamo anche il diritto di ascoltarlo, perfino dai Måneskin. Reclamare la complessità della guerra non ha nulla a che vedere con la normalizzazione di un tiranno. Fuck Putin, bello forte.