Attentato in Iran. Parla l’ex ministro Terzi: “colpevole anche la teocrazia di Teheran”. E ora le aziende italiane rischiano per colpa di “politiche suicide”

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Quanto accaduto in Iran lascia senza parole. E non solo perché è il primo attacco firmato Isis a Teheran, ma anche per tutte le implicazioni che ne seguono. Implicazioni pesanti e che, secondo quanto dice a La Notizia l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, che bene conosce la realtà iraniana, ha più responsabili, concentrici e legati tra di loro. E, soprattutto, non è detto che siano state proprio forze interne all’apparato di potere iraniano a ordire o comunque permettere la strage di ieri. Perché “la storia ce lo insegna – dice Terzi – un episodio di terrorismo non prova la tesi che chi ne è colpito non sia anche tra coloro che poi lo fomentano”.

E allora come leggere quanto accaduto?
La vicenda si può leggere almeno da tre punti di vista. Innanzitutto è evidente che l’apparato di potere teocratico non ha più né una capacità di controllo totale sul Paese e sulla sua sicurezza interna. C’è un senso di ribellione in diverse componenti della società iraniana.

E non è la prima volta peraltro che si manifesta…
Esattamente. Ci sono etnie che sono state pesantemente maltrattate. Noi parliamo ancora dei 30mila mujahiddin degli oppositori politici che sono stati giustiziati per ordine dell’ayatollah Khomeini nel 1988, da questo tribunale della morte di cui faceva parte l’attuale ministro della Giustizia di Hassan Rohani e di cui era membro pure Ebrahim Raisi, che era il concorrente di Rohani. A questo il trauma quotidiano di 4-5 impiccagioni al giorno. Questo non crea stabilità: è una società dove scorre tantissimo sangue.

E siamo a due componenti. La terza lettura?
Sono le forze esterne che finora non erano ancora scese in campo. C’è una forte pressione da parte dei Paesi del Golfo sul Paese dovuta a una interferenza pesante delle volontà di egemonia iraniane nell’intera regione. Tanto che la ragione per cui è stato deciso di estromettere il Qatar è proprio per via di questi accordi sottobanco con l’Iran. Ecco, la pressione esterna ha influito sul maggior attivismo di determinate componenti iraniane che ora potrebbero essere disposte anche a ricorrere al terrorismo: non si può escludere a priori che si voglia ricorrere ad attentati in Iran per dare ancora più forza repressiva alla pulizia etnica contro i sunniti, come sta accadendo anche in Siria e in Iraq.

Eppure i Governi occidentali, da Obama a Renzi, in passato hanno spinto le aziende a investire in Iran. Cosa rischiano ora queste aziende?
La campagna per spingere aziende di ogni tipo a precipitarsi senza renderle neanche un minimo consapevoli di incappare in sanzioni e dei rischi di ogni natura esistenti sul mercato iraniano, è stata da irreponsabili. Mai nessuno che abbia parlato neanche un minuto per segnalare che il sistema bancario iraniano è sotto sanzione della Financial Action Task Force per motivi di riciclaggio, senza che nessuno dicesse che metà dell’economia iraniana è controllata dai pasdaran e i pasdaran sono tutti sotto sanzione Usa. Ho sentito solo uomini di Governo correre tutti come verso l’El Dorado. Senza tralasciare un altro aspetto…

Quale?
Facendo così alimentiamo il terrorismo: fare affari con le imprese della Guardia Rivoluzionaria Islamica vuol dire finanziare attività terroristiche.

Ma allora, scusi, la domanda è perché? Cui prodest?
Semplice: il senso degli affari domina in assoluto qualsiasi neurone cerebrale che si mette in movimento. I modi suicidi per fare soldi sono tanti. Andare in Iran è uno di questi.

Tw: @CarmineGazzanni