Aumenta la povertà, ma dei ristori non c’è traccia. Nel 2020 un milione di indigenti in più. Senza il Reddito di cittadinanza che Confindustria e Destre vogliono abolire sarebbe stata una catastrofe

nomine Franco
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Del decreto Sostegni ancora non c’è traccia. La prossima settimana arriverà, assicurano via via i ministri (ultimo, ieri, Federico D’Incà). Ma i tempi per distribuire gli aiuti alle attività economiche colpite dalla crisi non saranno comunque immediati. Ci sarebbero 30 giorni dalla pubblicazione del decreto per costruire una nuova piattaforma Sogei con il compito di erogare i primi contributi entro 10 giorni e di chiudere la nuova tornata del fondo perduto entro il 30 aprile. Eppure i dati che arrivano sullo stato di salute del Paese sono drammatici e richiedono tempestivamente “sostegno”.

Secondo le stime preliminari Istat, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%). Ovvero oltre un milione di poveri in più rispetto all’anno precedente. Dati che comportano un’impennata della povertà assoluta che raggiunge i valori più elevati dal 2005 (ossia da quando è disponibile la serie storica per questo indicatore). E che si inquadrano nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie.

Nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000. Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l’abitazione mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,4%). L’incremento della povertà assoluta è stato maggiore nel Nord del Paese ma il Mezzogiorno resta l’area dove l’indicatore tocca le vette più alte. A tamponare tali ferite ci sono state le misure a sostegno dei più fragili, quali il reddito di cittadinanza. Che hanno attenuato la caduta dei consumi. Scrive l’Istat: “Il valore dell’intensità della povertà assoluta, cioè la distanza media dei consumi delle famiglie dalla soglia di povertà, ha subìto una riduzione (dal 20,3% al 18,7%).

Tale dinamica segnala come molte famiglie, che nel 2020 sono scivolate sotto la soglia di povertà, hanno comunque mantenuto una spesa per consumi prossima a essa, grazie anche alle misure messe in campo dal governo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, ecc.)”. “Se prima il Reddito di inserimento e poi, con un notevole impegno politico del M5S e finanziario del governo Conte, il Reddito di cittadinanza non fossero stati introdotti, il numero di persone in povertà assoluta sarebbe stato ancora più drammatico”, dichiara Stefano Fassina (Leu). Che, in linea col M5S, chiede il rifinanziamento e il potenziamento della misura nel decreto Sostegni. Stessa richiesta arriva da Alleanza contro la povertà, di cui fa parte la Cgil.

I vari ministri del governo di “alto profilo” nel frattempo continuano ad assicurare che in tale provvedimento ci saranno risorse importanti per i settori di loro competenza. Il governo – annuncia Giancarlo Giorgetti, titolare del Mise – ha intenzione di contribuire alla “nascita di un polo nazionale” per la produzione di vaccini e per il mondo biotech e, a tal fine, saranno stanziate risorse pari a circa “400-500 milioni di euro”. Il collega al Turismo, Massimo Garavaglia, garantisce importanti interventi nel suo settore. Dario Franceschini assicura ristori per il mondo dello spettacolo e della cultura e Andrea Orlando, ministro del Lavoro, promette misure ad hoc a tutela dei lavoratori fragili. Ma quello che fa notizia sono i rinvii sul testo a cui lavora il titolare del Mef, Daniele Franco (nella foto). “Se i ritardi dell’apostolo Draghi li avesse accumulati il governo Conte, fior di editorialisti avrebbero spalancato le fauci pronti a sbranare. Oggi tacciono”, accusa Alessandro Di Battista.

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