Autonomie e Commissario Ue. Conte tira il freno a Salvini. I dossier che agitano il Governo in mano al premier. Che domani sarà al Senato per riferire sul Russiagate

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Si naviga a vista in attesa di un vertice tra i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Che il leader della Lega frena: “Non ho incontri in agenda. Prima o poi certamente lo vedrò”. E sulla sopravvivenza del governo si affida alla Provvidenza: “Per il futuro siamo nelle mani del buon Dio”. “Ho proposto a Salvini di vederci. Ora tocca a lui”, dice Di Maio. Che avvisa: fa il tifo per la caduta del governo chi teme il taglio dei parlamentari, il cui ultimo voto è atteso a settembre.

FRONTI CALDI. Settimana decisiva, questa. Oggi si terranno alcune riunioni tecniche sull’Autonomia cui prenderanno parte i ministri interessati: Alberto Bonisoli (Beni culturali) e Giovanni Tria (Economia). Le richieste di Autonomia differenziata puntano a trasferire dallo Stato alle Regioni anche le competenze sulla tutela e valorizzazione dei beni culturali. Più complicate le questioni legate alle risorse. Come quella sul fondo di perequazione, per consentire alle Regioni più povere di garantire un livello adeguato di servizi. Sull’Autonomia sono ritornati a fare la voce grossa i governatori leghisti del Veneto, Luca Zaia (“Il progetto è serio, non ce lo siamo scritti nel sottoscala), e della Lombardia, Attilio Fontana (“Senza autonomia finanziaria non firmo”).

“Qualsiasi intesa passerà in Parlamento”, avvisa il presidente grillino della Camera Roberto Fico. Salvini manda avanti i suoi governatori nella polemica con il premier: in gioco c’è il consenso delle Regioni meridionali. Conte, da parte sua, sta esercitando il suo ruolo con forza a dispetto di quanti gli rimproveravano una sorta di arrendevolezza ai capricci dei suoi vicepremier. Avocando a sé le partite più importanti – Tav, Europa, Autonomia – è ben determinato ad arginare l’ego dei suoi vice, soprattutto quello salviniano. Non è un caso che, dopo aver giudicato una “scorrettezza istituzionale” la riunione al Viminale del ministro dell’Interno con le parti sociali, ha deciso di convocare per giovedì prossimo a Palazzo Chigi i sindacati. Oggetto: proprio la riforma fiscale che sta a cuore alla Lega con la flat tax.

Il giorno prima, mercoledì, il premier è atteso al Senato per l’informativa sui presunti fondi russi alla lega. Ed è alta la suspense per quello che dirà, dopo aver già preso le distanze da Gianluca Savoini, il leghista presidente dell’associazione Lombardia-Russia, indagato per corruzione internazionale. Non è escluso che Salvini possa in quell’occasione prendere la parola. Sullo sfondo rimane la questione rimpasto con Salvini tornato a scagliarsi contro il ministro grillino alle Infrastrutture Danilo Toninelli: “Siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle”. Sul commissario Ue la Lega, che sembrava aver fatto un passo indietro, scende di nuovo in campo. “Non ho mai avuto il piacere di parlare con la presidente della Commissione Ue, spero non abbia pregiudizi politici – dice Salvini che ha dato ordine ai suoi di votare contro Ursula von der Leyen – se devo fare un esempio il gruppo dei Verdi, che le ha votato contro, ha rivendicato quattro commissari”.

E poco importa se von der Leyen abbia precisato di non aver promesso nulla all’Italia: “Gli accordi Conte li ha presi non con lei ma con i leader Ue”, fanno notare fonti M5S europee. Un’uscita quella del vicepremier leghista che non dispiace ai 5S che vuole coinvolgere la Lega nell’esecutivo comunitario. La favorita rimane la ministra leghista Giulia Bongiorno. A fronte di altri nomi suggeriti in queste ore: dall’ex ministro e sindaco di Milano Letizia Moratti al segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni. Alla Camera in questa settimana si attende il voto di fiducia sul decreto sicurezza bis caro a Salvini. La situazione è in fieri.