Autostrade per l’Italia. Era un Far West sui pedaggi. Disattesi gli sconti chiesti dall’Antitrust. Automobilisti vessati pure sulle tratte infernali

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Se non è stata a sentire i suoi stessi tecnici in allarme per la stabilità del ponte Morandi di Genova – poi caduto facendo 43 morti – non c’è da stupirsi se la società Autostrade per l’Italia (Aspi) ha fatto lo stesso con l’Antitrust, disattendendo l’indicazione di ridurre il costo dei pedaggi (leggi l’articolo) su alcune tratte con notevoli problemi di viabilità.

Per questo motivo l’Autorità ha avviato un procedimento di inottemperanza (qui il testo del provvedimento), che comprende anche il mancato pagamento di una sanzione di 5 milioni di euro. La mancata riduzione dei pedaggi riguarda le tratte sulla A/16 Napoli/Canosa, A/14 Bologna/Taranto, A/26 Genova Voltri-Gravellona Toce e, per le parti di sua competenza, A/7 Milano-Serravalle-Genova, A/10 Genova-Savona-Ventimiglia e A/12 Genova-Rosignano.

INCASSI FINO ALL’ULTIMO. Aspi il 10 giugno scorso ha ricevuto il via libera dalla controllante Atlantia (controllata a sua volta dai Benetton) per essere ceduta a una cordata guidata dalla Cassa Depositi e Prestiti in partecipazione con alcuni grandi fondi d’investimento internazionali (leggi l’articolo). Operazione ora in fase di perfezionamento, e in vista della quale Autostrade per l’Italia ha ritenuto evidentemente di fare quanta più cassa possibile, lasciando ai posteri le pretese dell’Antitrust.

Così non è stato ridotto il costo dei pedaggio e non si è adottata alcuna procedura per riconoscere agevolazioni tariffarie e rimborsi nelle tratte autostradali con le maggiori criticità nella viabilità a causa di lavori straordinari per la messa in sicurezza delle infrastrutture, necessari anche per le gravi carenze nella gestione e nella manutenzione.