Autostrade non spende un euro

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di Clemente Pistilli

Serve denaro per realizzare nuove opere, per migliorare i servizi, per fare manutenzione. Occorre qualche sacrificio, ma sarà a vantaggio di tutti. Ricorrendo alle solite scuse il nuovo anno è iniziato con aumenti dei pedaggi autostradali di circa il 3,9%. Una mazzata. Avallata dai ministri Maurizio Lupi e Fabrizio Saccomanni. Difficile capire come da una parte si chiede agli italiani di accettare il salasso e dall’altra non vengono poi tirati fuori neppure due spiccioli per evitare che vecchi cavalcavia finiscano in testa a chi vi passa sotto. Proprio per non accollarsi le spese di tale manutenzione, la società Autostrade per l’Italia ha fatto prima orecchie da mercante in Liguria e poi, messa alle strette con un’ordinanza del sindaco di Varazze, ricorso al Tar. Ora però la società controllata dalla famiglia Benetton qualche euro dovrà tirarlo fuori. I giudici amministrativi il ricorso l’hanno respinto e non si sono risparmiati qualche bacchettata.

Spese schivate
Parlare di manutenzione è utile alle concessionarie quando si tratta di aumentare i pedaggi. Ma se poi la manutenzione va fatta sul serio le cose cambiano. Autostrade per l’Italia è la spa che ha in gestione le principali arterie italiane. Tante concessioni e tanti affari. L’azienda, controllata totalmente da Atlantia, che ha come principali azionisti i Benetton, ha cercato in ogni modo di evitare i lavori che ha richiesto da tempo il Comune di Varazze, in provincia di Savona, prima non risponendo ai solleciti e poi facendo ricorso al Tar di Genova. Niente manutenzione al cavalcavia autostradale, che taglia la cittadina. Un braccio di ferro tra la spa presieduta da Fabrizio Cerchiai, in passato al vertice di diverse compagnie assicurative e componente del Cnel, e con amministratore delegato il bocconiano Giovanni Castellucci, e il primo cittadino del centro ligure.

L’ultimatum
Il sindaco di Varazze alla fine ha emesso un’ordinanza. L’ufficio tecnico comunale ha accertato che il cavalcavia dell’autostrada versava in uno stato di “grave degrado” e vi era il pericolo di “cedimenti in caso di urto”, oltre che di “cadute di materiale” sulle strade sottostanti. Ad Autostrade per l’Italia, il 3 gennaio dello scorso anno, è stato così imposto di fare urgentemente i lavori per la messa in sicurezza. Come risposta la spa ha impugnato l’ordinanza al Tar.

Arriva la sentenza
Il Tribunale amministrativo di Genova, esaminato il ricorso della società dei Benetton, lo ha rigettato. Il pericolo per l’incolumità pubblica è stato considerato grave e per i giudici la spa si è sottratta alle proprie responsabilità. La manutenzione spetta ad Autostrade per l’Italia e non al Comune. Inutili anche i numerosi cavilli legali posti dalla concessionaria. L’ordine dato dal sindaco di Varazze è stato avallato su tutta la linea e i lavori devono essere compiuti a spese della società presieduta da Cerchiai. Quest’ultima è stata poi condannata anche a pagare all’ente pubblico ligure le spese di giudizio. Forse la lunga battaglia questa volta è davvero finita. Ma non è da escludere che la spa giochi la sua ultima carta con un appello al Consiglio di Stato. Del resto le spese di manutenzione non sembrano proprio andare giù alla società.

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