Un gelatino e un po’ di ciccia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Lapo Mazzei

E sì, lo ha fatto! Non ha retto alla tentazione della contro provocazione, ben sapendo quanto tutto ciò irriti i partner europei. Così Matteo Renzi ha offerto il gelato ai giornalisti accalcati nel cortile di Palazzo Chigi, replicando alla velenosa copertina dell’Economist. Ma davvero basta un gelataio per risolvere i problemi dell’Italia? E davvero sono sufficienti le nuove slide, il nuovo “claim” dei mille giorni ( “passo dopo dopo”) che iniziano ufficialmente lunedì, a ridare fiducia al Paese? Oppure, per l’ennesima volta, si tenta di coprire la polvere con un bel tappeto di spot e slogan nel tentativo di prendere tempo? La sensazione è che Renzi, ormai costretto a navigare a vista non avendo veri punti di riferimento dai quali trarre un’ispirazione per aggredire la crisi economica, stia provando a tenere tutti buoni concedendo un pochino a tutti. A Forza Italia e al Nuovo centrodestra sulla giustizia, al Pd sull’articolo 18 e sulla riforma del lavoro, agli imprenditori con la presunta – essendo tutto da verificare – ripartenza delle grandi opere bloccate, ai sindacati sulle norme per assumere e licenziare, agli italiani con il rilancio della storia degli 80 euro.

Senza alternative
Servirà tutto ciò? Forse, o forse no. Ma abbiamo alternative concrete sul tavolo? Un Paese serio, e non lo siamo se ci attacchiamo al gelato, chiederebbe – ottenendo il risultato – a gran voce di andare al voto, unico mezzo catartico e salvifico per affidare ad un premier eletto, e non autonominatosi, le sorti dell’Italia. Il fatto di non essere stato votato concede a Renzi un vantaggio tattico non indifferente: ha tutto da guadagnare e niente da perdere. E, in quota parte s’intende, anche gli alleati e i presunti tali (il riferimento a Forza Italia non è affatto casuale) non hanno nessun interesse ad andare alle urne ora. E non perché manchi una legge elettorale, dettaglio tattico che assicura lunga vita al governo, quanto per la mancanza di un vero paracadute. Chi vince oggi rischia di perdere per sempre domani. Per questa ragione Renzi è a Palazzo Chigi. Conviene, e serve, a tutti. E allora, data questa lunga e articolata premessa, chi ha vinto e chi ha perso dopo il Consiglio dei ministri di ieri? Tecnicamente nessuno, tanto che il premier grilleggia pure: “Abbiamo deciso di ironizzare e scherzare sulla copertina dell’Economist. Ho letto commenti a mio avviso fuori scala. Con una battuta ho voluto dimostrare che rispetto ai pregiudizi che l’Italia suscita dobbiamo dimostrare la realtà: il gelato artigianale è buono, non ci offendiamo per critiche perché facciamo un lavoro serio”. Sarà pure serio però il gelato non lo ha mangiato. Chi ha ingollato un boccone amaro, invece, è sicuramente Forza Italia che dovrà fare buon viso a cattivo gioco sulla riforma della giustizia civile.

Merce di scambio
È del tutto evidente, però, che si tratta di pura merce di scambio, dato che Renzi deve pur portare a casa qualcosa per far ingollare ai partner europei il gelato. Il nodo, ovviamente, è il falso in bilancio e le intercettazioni, il tutto mitigato dalla responsabilità civile dei giudici. Sui capitoli appena citati Silvio Berlusconi ha una spiccata sensibilità, e solo una contropartita forte lo indurrà ad adottare una opposizione morbida. Con molta probabilità la cartina di tornasole sarà la manovra economica, quella vera, e l’accordo per il Quirinale. Un salvacondotto politico, conneso al dopo Napolitano, val bene una riforma. E poi c’è il Nuovo Centrodestra. Sia pur a denti stretti Angelino Alfano, leader del partito diversamente berlusconiano, porta a casa il risultato di spostare in avanti l’eventuale rimpasto di governo. In particolare riesce a mantenere la presa sulle grandi opere con la permanenza di Maurizio Lupi al ministero delle Infrastrutture. Con il decreto Sblocca Italia l’esponente dell’Ncd avrà la chiavi in mano dei cantieri. Quanto basta per assecondare il disegno di Renzi. E poi c’è il Pd. Il partito del premier, e tutto questo non è affatto secondario, porta a casa lo stop completo della rottamazione. Il caso della scelta per il nuovo governatore dell’Emilia, in questo senso, è da manuale. Questo particolare assicura a Renzi la copertura sul fronte della scuola. Non a caso il varo del provvedimento è stato rinviato alla prossima settimana, al di là dei presunti scazzi con il ministro Giannini, dato che verrà usato come merce di scambio con il partito.