Avanti su Autonomie e Flat tax. I diktat di Salvini al Governo. Sulle misure del Carroccio pesano però le incognite Occorre il voto delle Camere e c’è il nodo coperture

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Incassato il daspo al fedelissimo Armando Siri, messo al bando motu proprio dal premier Giuseppe Conte, il leader della Lega Matteo Salvini ora ha fretta di voltare pagina. La difesa ad oltranza del sottosegretario indagato per corruzione, del resto, è costata fin troppo al Carroccio, in flessione di circa un punto a vantaggio dei Cinque Stelle dopo settimane col vento in poppa nei sondaggi. La priorità, quindi, è scacciare dalla campagna elettorale per le Europee il fantasma del caso Siri.

CAMBIO DI PASSO. Una specialità nella quale, semmai ce ne fosse bisogno, Salvini dimostra, nel giro di una mattinata, di non avere rivali. Prima lanciando la nuova norma spazza-clan: 25 milioni di euro in due anni per 800 assunzioni straordinarie con l’obiettivo di “notificare le sentenze alle migliaia di condannati in via definitiva che restano liberi per le lentezze della burocrazia” e che “solo a Napoli sono più di 12mila”.

Poi aprendo un nuovo fronte con i Cinque Stelle con una vera e propria dichiarazione di guerra alla cannabis light legalizzata. Trovate elettorali o meno che siano, bastano a dirottare i riflettori mediatici dal caso Siri. Fermo restando – e a Via Bellerio tutti lo sanno benissimo – che sono altre, e ben più complicate, le vere partite politiche sulle quali il Carroccio punta a condizionare l’agenda di Governo nelle prossime settimane. A cominciare dai cavalli di battaglia delle Autonomie regionali e dalla Flat tax.

QUESTIONI APERTE. Non a caso ieri la Lega è tornata alla carica. “L’Autonomia rappresenta un passo epocale per tutto il Paese e si farà. Da Nord a Sud le nove Regioni che vogliono gestire i soldi degli italiani in modo più efficiente, con meno sprechi e burocrazia e più vicino alle esigenze dei cittadini, hanno il diritto di avere una risposta concreta. E’ scritto nella nostra Costituzione e il Governo ha l’obbligo di rispondere”, sentenziano a voci unificate i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.

Risposta dei Cinque Stelle: “Certo che si farà. Abbiamo sottoscritto il contratto di Governo e abbiamo tutti il dovere e l’obbligo di realizzarlo”. Ma, filtra da fonti parlamentari M5S, “dovrà essere una riforma che tenga conto del principio di solidarietà nazionale per non spaccare il Paese”. Senza contare che per il via libera definitivo alle intese Stato-Regioni occorrerà un voto del Parlamento: in assenza di un accordo con i Cinque Stelle la Lega difficilmente avrebbe i numeri. E se Salvini accelera sulla Flat tax, il leader M5S, Luigi Di Maio, rilancia sul salario minimo proponendo di “lavorare insieme” ad entrambi i progetti.

Come dire, senza l’uno non passa neppure l’altro. Ulteriore paletto a quelli già piazzati dal Movimento: sì alla riforma fiscale a patto che favorisca i ricchi, rispetti la progressività e non sia finanzaita con l’aumento dell’Iva. Ergo: tocca a Salvini trovare le coperture.