Avvoltoi sulla carcassa ellenica. Agenzie di rating senza pudore. Moody’s declassa Atene con il mantra delle mancate riforme. Per S&P’s la Grexit farebbe cadere il Pil del Paese del 20%

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Hanno padellato ogni previsione alla vigilia della crisi finanziaria esplosa sul finire del 2007. Hanno formulato giudizi lusinghieri su Lehman Brothers poco prima che la banca d’affari americana venisse travolta dalla tempesta finanziaria. E hanno influenzato le gestione del debito di paesi “sovrani”, Italia in testa, dando giudizi sul cosiddetto “merito di credito”, cioè assegnando le ormai famigerate pagelle. Adesso, non contente di quelli che possono essere definiti i loro disastri, le agenzia di rating si ritrasformano in avvoltoi e si abbattano senza scrupoli sulla “carcassa” ellenica.

I SILURI
Da una parte si è mossa Moody’s, che ha tagliato il rating della Grecia portandolo da Caa2 a Caa3 e peggiorando cioè il livello fissato solo nello scorso aprile. Una mossa, è stato spiegato, che gli analisti fanno “indipendentemente” dall’indizione del referendum di domenica, che rappresenta comunque un “rischio aggiuntivo” per i creditori privati. A pesare, in realtà, sarebbe la distanza tra le richieste di Atene e la disponibilità delle istituzioni internazionali ad accoglierle. Secondo l’analisi dell’agenzia “mentre negli ultimi anni è stato fatto molto sul fronte del deficit” (cioè l’austerity sfrenata ha rimesso in attivo il bilancio dello Stato), “la Grecia ha avuto scarso successo nel realizzare riforme strutturali di lungo periodo”. Insomma, la scarsa capacità di darsi obiettivi radicali e perseguirli rischierebbe di rimanere nell’aria anche con un governo ben disposto verso i suggerimenti dei creditori e il ritiro del supporto internazionale rischierebbe di restare un tema caldo a lungo. Tutto questo per Moody’s motiverebbe il taglio al giudizio.

SCENARI
A questa debolezza si somma poi un debito al 177% del Pil che “è insostenibile e a un certo punto avrà bisogno di una ristrutturazione”, per quanto riguarda almeno la parte detenuta dal settore pubblico (la ex Troika). Ma anche in questo caso, le difficoltà nel trovare una soluzione condivisa rischiano di ribaltarsi sui creditori privati (ai quali parla Moody’s nella sua analisi) e in caso di ristrutturazione traumatica questi ultimi potrebbero essere chiamati a partecipare. Ma ci si è messa anche Standard&Poor’s, altra agenzia di rating, a fare conti minacciosi. Secondo la sua analisi il Pil reale della Grecia “scenderebbe del 20% sotto il livello base in quattro anni”, in caso di Grexit. Esito che peggiorerebbe “la già disperata situazione delle banche greche”. Da ultimo, tornando a Moody’s, c’è il problema del deteriorarsi della liquidità delle banche, accelerata con la corsa ai depositi mentre si imbastiva l’annuncio del referendum: secondo gli analisti i greci hanno ritirato circa 44 miliardi di euro dalla fine di novembre.

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