Aziende in crisi nel mirino dei clan. Infettati pure dal virus mafioso. L’allarme del pm Di Matteo: a rischio l’economia legale. E Morra propone l’antidoto delle filiere etiche

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un altro virus temibile si aggira per il Paese. Oltre al Covid-19 si rischia infatti che a far vittime sia anche la mafia, una presenza oscura, quasi invisibile, fino a quando non si attacca alle sue prede togliendo loro qualsiasi energia vitale. Nei momenti di difficoltà come quello che sta attraversando l’Italia i clan si preparano a fare affari, stritolando i più deboli, e lo Stato deve intervenire prima che si arrivi a dover contare anche i cadaveri prodotti dal crimine organizzato. A lanciare l’allarme è stato il pm antimafia e attuale componente del Csm, Nino Di Matteo, e a lui si sono uniti altri magistrati e politici.

LE TRAME. “C’è un altro terribile contagio che dobbiamo scongiurare in questo momento – ha dichiarato Di Matteo in un’intervista a Repubblica – l’economia legale rischia Di essere infettata ancora di più dalle mafie”. Il magistrato sostiene che i padrini e i loro complici potrebbero aver già iniziato a contattare imprenditori e commercianti assaliti dalla crisi economica, offrendo ingenti disponibilità di liquidità, magari sotto forma di prestiti. “In breve tempo – sostiene – la criminalità organizzata potrebbe arrivare all’obiettivo di controllare numerose attività economiche legali. Non possiamo permetterlo”. Di Matteo auspica quindi che non vi siano arretramenti sullo Spazzacorrotti e sullo stop alla prescrizione, viaggiando mafia e corruzione spesso di pari passo e trattandosi di due fenomeni da trattare “con uguale rigore”.

Preoccupazioni condivise anche da altri magistrati e da chi è in prima linea contro i clan. Pure il procuratore capo di Messina, Maurizio de Lucia, specifica infatti che “le mafie colgono sempre i momenti di debolezza del sistema” e teme che con “la ripartenza” vi saranno da un lato il mondo delle imprese molto debole, che lamenterà la mancanza di liquidità, e la mafia pronta a immettere capitali e dall’altro i flussi di denaro pubblico, “perché molto sarà sostenuto da soldi pubblici e quindi ci vorrà particolare attenzione nel gestire le spese”. Sulla stessa lunghezza d’onda, Giuseppe Antoci, presidente onorario della fondazione Caponnetto ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, secondo il quale la crisi sanitaria ed economica rischia di far proliferare la criminalità e le mafie. “In questo difficile momento – dichiara Antoci – le mafie sono lì pronte ad intervenire”.

LA POLITICA. Preoccupazioni condivise dallo stesso mondo politico. “Le mafie si stanno organizzando per ampliare il loro business in molti settori dell’economia, approfittando della crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Lo confermano alcune direttive della polizia, recenti rapporti dell’intelligence italiana e il consigliere del Csm Nino Di Matteo. Il suo allarme – specifica l’esponente pentastellata Sabrina Pignedoli – non deve cadere nel vuoto”. L’eurodeputata chiede quindi una maggiore attenzione e trasparenza negli appalti legati alla sanità, da sempre nel mirino delle cosche, e all’Europa di sostenere l’Italia in questa fase difficile con strumenti di condivisione e di solidarietà. “L’unico modo per fermare le presenze criminali e mafiose è dimostrare che lo Stato esiste”, ha aggiunto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Per il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, è inoltre necessario che lo Stato sostenga “l’economia di prossimità”, per uscire dalla crisi e che favorisca “filiere eticamente costruite”.