Baby squillo: il telefono, la tua croce

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dalla Redazione

Una vecchia pubblicità recitava: il telefono, la tua voce. Ma se la tua voce risulta tra le mille utenze segnalate dalla Procura per contatti con le baby squillo allora il tutto può diventare una croce particolarmente pesante da portarsi dietro. Sono poco più di mille, infatti, i contatti telefonici su cui gli inquirenti della Procura di Roma stanno lavorando nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette baby squillo. I magistrati sottolineano che allo stato il numero dei clienti delle ragazzine che sono stati ufficialmente identificati sono circa 50. Nelle ultime ore l’autorità giudiziaria ha delegato l’elezione di domicilio di un folto gruppo di persone. Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio i fascicoli che ne seguiranno sono unici e non comprendono le contestazioni degli altri presunti frequentatori dell’appartamento di viale Parioli. Chi indaga sottolinea comunque che, per la delicatezza delle verifiche in atto, non “bisogna gettare la croce addosso a nessuno”. I pubblici ministeri confermano ad esempio che nella lista dei clienti non risulta alcun alto dirigente della Banca d’Italia come pure è stato riportato nei giorni scorsi da alcuni organi di stampa. E molto imbarazzo ha suscitato negli uffici della cittadella giudiziaria la notizia che alcune delle persone  citate dai media siano state licenziate. “Se qualcuno si toglie la vita che facciamo?”, si domanda un investigatore in modo anche polemico verso i cronisti che chiedono informazioni.

I riscontri
Sull’inchiesta delle baby squillo i carabinieri del nucleo operativo di via In Selci stanno lavorando sui tabulati e le fotografie fatte nei servizi di osservazione della casa d’appuntamento e stanno controllando nomi e “coinvolgimenti”. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto “la massima attenzione e il massimo riserbo”. Si vuole evitare di procedere nei confronti di una persona che può aver avuto un contatto sporadico o casuale con uno dei numerosi numeri di telefono al centro delle indagini. Il dato certo è ad esempio quello che comunque chiama in causa oltre al marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani; anche il figlio del parlamentare di Forza Italia Donato Bruno, Nicola. “Non sarà interrogato a breve”, si sottolinea. L’accusa da fronteggiare è quella di prostituzione minorile. E’ possibile che molti dei soggetti interessati da questi “controlli” possano risolvere in tempi brevi ogni contestazione. Nei giorni scorsi il pm Cristiana Macchiusi ha depositato gli atti, atto che in genere prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti degli sfruttatori delle ragazzine. Uno dei principali indagati è Mirko Ieni. Sotto accusa, insieme a lui, altre otto persone.

Le dichiarazioni delle ragazze
Mirko Ieni le “trattava un po’ come delle macchine. Per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni, perché lui non voleva perdere i soldi ovviamente”. Così una delle due ragazzine coinvolte nel giro di baby squillo ha detto in incidente probatorio davanti al gip. Le parole erano riferite a Ieni, al suo modo di fare. “Noi alla fine siamo due ragazzine, non eravamo sempre puntuali. Magari alle volte ci innervosivamo, magari… non eravamo proprio cortesi. Perchè comunque siamo due ragazzine ed eravamo, comunque, in una situazione sotto pressione”. Questo atteggiamento portò anche alcune recensioni negative sul sito web bakekaincontri dove era postato l’annuncio del loro “servizio”  nell’appartamento di viale Parioli. Recensioni negative legate a ritardi nell’arrivo agli appuntamenti. “Ieni si lamentava di questo fatto che rispondevamo male, che andavamo in ritardo quando lui ci chiamava. Lui ci pressava”.

 

 

 

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