Ballottaggi anti renziani, Il patto 5 Stelle-Lega si fa ma non si dice: scambi di favore anche a Bologna e Milano

di Lapo Mazzei
Politica

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nell’immaginario collettivo rappresenta ormai uno dei punti di riferimento dell’antirenzismo all’interno del partito di Matteo Renzi. Il governatore, dall’aspetto burbero ma dai modi politici raffinati, incarna quel ruolo di grillo parlante che la minoranza dem non ha mai saputo, nè voluto costruire davvero. E proprio per questa ragione le parole spese dall’ex sindaco di Bari relativamente alle ultime sparate del premier meriterebbero maggior attenzione. Emiliano ha affermato di essere “addolorato” per l’espressione usata da Renzi sui “lanciafiamme” con cui entrare nel partito per fare i conti specialmente con chi non partecipa attivamente alla campagna per il sì al referendum costituzionale. In effetti la caduta di stile è notevole. Talmente abbondante da fornire al fronte antireziano, non quello interno al partito, ma quello trasversale che si va costituendo tra vari partiti in vista dei ballottaggi, armi sufficienti per affrontare i prossimi appuntamenti.

POSTA IN GIOCO
La Lega Nord a trazione grillina di Matteo Salvini, tanto per uscire dalla metafora,  potrebbe essere l’incubo del Pd ai ballottaggi per le amministrative. Soprattutto a Roma e a Torino,  dove  l’eventuale sostegno del Carroccio alle candidate stellate Virginia Raggi e Chiara Appendino sembra essere un dato di fatto ormai acquisito, nonostante manchino accordi formali su assessorati in cambio di voti e così via. Ovviamente l’appoggio elettorale potrebbe partorire anche una liason politica. Il favore di Roma e Torino  potrebbe essere reso dai grillini a Milano e Bologna verso in candidati sostenuti dalla Lega. Obiettivo di tutto ciò? Fare più male possibile al Pd e a Matteo Renzi. Di “una convergenza che sta in un obiettivo comune, ma nulla di concordato”, un asse “informale” insomma, tra Lega e Movimento Cinque Stelle, ha parlato il segretario del Carroccio Matteo Salvini in una intervista a Repubblica. “Più che alleanza è una possibilità di cambiare”, ha spiegato Salvini. “Se l’ obiettivo è avere amministrazioni diverse rispetto a quelle del Pd che hanno governato male, penso sia logico che noi votiamo i loro candidati e viceversa”.

NEGARE SEMPRE
Alla domanda se ne abbia parlato con il 5 Stelle Luigi Di Maio, l’europarlamentare padano, però, risponde girovagando: “Mai, non lo conosco”, dice Salvini. Sì, come no.  E Di Maio, membro del Direttorio del M5S, non perde tempo a chiarire e nega un simile scenario, rispedendolo al mittente, cioè Salvini, come se fosse una raccomandata scomoda. “I voti sono dei cittadini, non dei segretari di partito. Il M5S non dà alcuna indicazione per i ballottaggi del 19 giugno in cui non é presente con le sue liste. Non facciamo inciuci né accordi preelettorali. Sala o Parisi, De Magistris o Lettieri, Merola o Borgonzoni e così via: per noi pari sono. Non esiste alcun asse con nessuno”,  afferma Di Maio su Facebook, “esistono solo loro (che hanno distrutto questo Paese) e noi che vogliamo farlo risorgere”. L’importante, per ora, è salvare soprattutto le apparenze. Anche perché il mondo sindacale, le associazioni di categoria e  quello imprenditoriale, non schierato con Renzi, guarda con estrema attenzione a questa operazione. Soprattutto in prospettiva referendum.  Perché ciò  che per Renzi poteva essere un punto di forza, la ripresa economica, oggi si sta rivelando l’anello debole del suo ragionamento. E il fronte antirenziano lo ha già percepito, ottenendo ogni giorno che passa una nuova adesione.