Ballottaggi con i leader in panchina. Riflettori puntati su Genova e Verona, a Parma l’ultima sfida di Pizzarotti

di Stefano Iannaccone
Politica

Nessun leader in prima linea. Giusto qualche sporadica comparsata con annessa intervista. Ma la campagna elettorale per i ballottaggi 2017 non è stata di certo la più scoppiettante. Tutt’altro. Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo hanno preferito tenersi a debita distanza dalla competizione elettorale: il risultato è troppo imprevedibile ed è quindi alto il rischio di mettere la faccia su una sconfitta. Di questi tempi, perciò, meglio rifugiarsi e attendere gli eventi. Perché, alla fine, non è mai troppo tardi per intestarsi una vittoria soprattutto se dovesse di un candidato sindaco del proprio partito o comunque della coalizione sostenuta dal partito. Resta, in ogni caso, il fatto che i big nazionali non hanno investito il loro tempo neppure un tema caro: quella della partecipazione, sempre più in calo. Neppure l’affluenza al primo turno ha rappresentato un campanello d’allarme, tranne che per il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha lanciato un appello ai cittadini per spingerli alle urne. Indipendentemente dal candidato votato.

Sfide fondamentali – I risultati del secondo turno nei Comuni capoluogo faranno pendere la bilancia da una parte o dall’altra. I fari sono puntati su due città del Nord, seppure per diversi motivi, come Genova e Verona, mentre l’altra è Parma. Nella città della Lanterna Gianni Crivello parte in svantaggio in una città considerata una storica roccaforte rossa. Marco Bucci del Centrodestra può centrare il colpaccio, rilanciando quel “modello Liguria”, in parte già incarnato dall’attuale presidente della Regione, Giovanni Toti. E soprattutto sarebbe un incentivo all’unità di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. A Verona si disputa un derby tutto leghista. Il Carroccio di Matteo Salvini ha puntato su Federico Sboarina per ritornare alla guida della città, persa dopo la fuoriuscita del sindaco uscente Flavio Tosi, che come sua possibile erede ha scelto la sua compagna: la senatrice Patrizia Bisinella. L’obiettivo è quello di conquistare i voti degli elettori del Pd, visto che il Centrosinistra è terminato al terzo posto al primo turno. Tosi, per far capire quanto tiene al successo, ha promesso: “Se vince Bisinella faccio 10 km a nuoto nell’Adige”. E in quel fiume potrebbero invece annegare le ambizioni di Salvini: sarebbe terribile la sconfitta in un santurario del leghismo. A Parma, poi, la partita politica è talmente importante, che Federico Pizzarotti si è molto interessato a un altro tipo di partita: quella su un campo di calcio valida per  la promozione della squadra di calcio in serie B. Il primo cittadino sogna la riconferma per dare uno schiaffo al Movimento 5 Stelle, da cui è uscito sbattendo la porta. Sulla strada versa il trionfo c’è però Paolo Scarpa del Centrosinistra.

Altre competizioni – Nella gran parte dei casi dei Comuni al ballottaggio, il duello è tra Centrodestra e Centrosinistra, con un ritorno al vecchio modello bipolarista favorito anche dal sistema elettorale. Il Movimento 5 Stelle si sta leccando le ferite e tra le città capoluogo può cercare di coqnuistare solo Asti, dove è arrivata al secondo turno al termine di un riconteggio snervante, in cui sono stati utili un pugno di voti. Per il resto da Como a Trapani, passando per Piacenza, l’Aquila e Taranto (la situazione completa è nel grafico a pagina 3)  è tutto un confronto tra alleanze “tradizionali”. Con l’eccezione del caso-Trapani: Piero Savona  del Pd è l’unico candidato dopo il ritiro di Mimmo Fazio. Ma per rendere valida la consultazione serve la partecipazione almeno del 50% degli aventi diritto al voto. In pratica una corsa solitaria. Come quella di tanti candidati che non hanno visto mai una mano tesa dai leader nazionali. E, vedendo la loro popolarità, potrebbe non essere proprio un danno per gli aspiranti sindaci.
Ste.I