Bancarotta idrica, l’Italia perde quasi 4 litri su 10 immessi nella rete. E le promesse restano al palo

Il Blue Book 2026 certifica: dispersione idrica al 37,9%, obiettivi Pnrr mancati, il Sud senz'acqua paga tariffe crescenti

Bancarotta idrica, l’Italia perde quasi 4 litri su 10 immessi nella rete. E le promesse restano al palo

Trentasette virgola nove per cento. La quota di acqua immessa nelle reti italiane che non arriva mai a destinazione, dispersa lungo condotte del dopoguerra mai sostituite sistematicamente. Il Blue Book 2026, rapporto annuale sul servizio idrico integrato realizzato da Utilitalia e Fondazione Utilitatis, usa una parola precisa per descrivere la situazione: “bancarotta idrica”. La definizione viene dall’Unu-Inweh, l’istituto dell’Università delle Nazioni Unite per acqua, ambiente e salute: il pianeta ha superato il punto in cui la domanda d’acqua può essere soddisfatta dalle disponibilità rinnovabili. Il campione analizzato dal Blue Book copre oltre 324mila chilometri di condotte: il 30% ha più di trent’anni, oltre 40mila superano i cinquanta. Si perdono 24 metri cubi per chilometro di rete ogni giorno. Nel 2024 più del 16% dell’energia elettrica del settore è servita a pompare acqua non bevuta da nessuno.

Commissari che si rinnovano, condutture che restano rotte

Il governo Meloni ha individuato il problema nel 2023, con il decreto Siccità (D.L. 39/2023). Cabina di regia presieduta dal vicepremier Matteo Salvini, commissario straordinario, piano da 7,8 miliardi. Il Pnrr aveva un obiettivo preciso: ridurre le perdite del 15% entro il 2024, digitalizzando 45mila 500 chilometri di condotte con 900 milioni stanziati. Il commissario Nicola Dell’Acqua avrebbe dovuto restare in carica fino al 31 dicembre 2023. Proroga al 2024. Seconda proroga al 2025. La legge di bilancio 2025 (L. 199/2025) lo ha esteso al 31 dicembre 2027: quattro anni su una misura d’urgenza. Le perdite restano al 37,9%, invariate.

Solo il 38% delle reti è organizzato in aree distrettualizzate, condizione minima per localizzare le perdite in tempo reale. Secondo un’indagine UIL del 2025, venti misure del Pnrr legate all’acqua risultano “in affanno, con ritardi, gare deserte e opere ferme”, e sulle reti idriche al Sud i progetti restano in stallo. Nel marzo 2024 il commissario Dell’Acqua ha dichiarato che la capacità degli invasi si è ridotta del 30% per mancata manutenzione nell’ultimo mezzo secolo: tre miliardi di metri cubi in meno su tredici complessivi.

Il Mezzogiorno che paga due volte

Le dispersioni lineari variano dai 17 metri cubi per chilometro al giorno nel Nord-Ovest agli 41 nel Sud. Sono ancora 1.310 i comuni in cui almeno un segmento del servizio idrico è gestito direttamente dalle amministrazioni locali, per 6,9 milioni di abitanti: il 97% di questi comuni sta nel Mezzogiorno. Le gestioni in economia investono in media 22 euro per abitante l’anno; i gestori industriali arrivano a 90. Il risultato è una rete che perde di più e garantisce meno ore di erogazione. L’accesso all’acqua potabile, riconosciuto dall’ONU come diritto umano nel 2010, non è ancora uguale per tutti i cittadini italiani.

Il tasso di riutilizzo delle acque reflue depurate è al 3,4% su un potenziale del 13,4%. La qualità dell’acqua distribuita resta alta: 4,4 milioni di parametri analizzati nel 2024, conformità sanitaria al 99%. Dal 2026 scatta il nuovo limite italiano sui Pfas: 0,02 microgrammi per litro per i quattro Pfas con il più alto potenziale di bioaccumulo, più severo dei minimi europei. Applicarlo richiede investimenti che le gestioni frammentate del Sud faticano a sostenere.

Senza acqua non potrebbe essere generato il 20% del Pil italiano: 384 miliardi di euro. La tariffa media 2025 è di 411 euro l’anno per una famiglia di tre persone, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Chi vive al Sud con reti colabrodo e ore di erogazione incerte paga questa tariffa crescente per un servizio che spesso non arriva. La bancarotta idrica descrive un bilancio preciso: un paese che ha prelevato più di quanto ha restituito. Il commissario straordinario è stato rinnovato fino al 2027. Le condutture del dopoguerra anche.