Il giorno prima il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, aveva spiegato che i salari orari reali sono fermi in Italia dal 2000. Ieri Bankitalia, nel suo Bollettino economico, ha spiegato che il mercato del lavoro che si indebolisce e le attese prudenti sul futuro dell’economia rallentano i consumi delle famiglie che stanno invece aumentando il risparmio.
Bankitalia: con prospettive incerte, consumi stagnanti e le famiglie aumentano i risparmi
L’incertezza legata all’evoluzione del contesto globale – spiega Bankitalia – continua a indurre le famiglie ad assumere comportamenti di spesa prudenti, sospingendo il loro tasso di risparmio. Si valuta che i consumi privati siano aumentati in misura moderata anche negli ultimi tre mesi del 2025. Secondo le inchieste della Commissione europea sulla fiducia dei consumatori, le decisioni di acquisto di beni durevoli restano caute, influenzate dalle attese sfavorevoli sull’andamento della situazione finanziaria personale. Queste tendenze sono comuni ai principali paesi ad eccezione della Spagna, dove la spesa delle famiglie continua a espandersi.
“Nel terzo trimestre la spesa delle famiglie è lievemente cresciuta. La propensione al risparmio è ulteriormente salita, collocandosi su valori tra i più elevati dalla crisi finanziaria globale, escludendo quelli anomali osservati durante la pandemia. Secondo nostre valutazioni, i consumi hanno continuato a espandersi in misura contenuta anche nei mesi autunnali, risentendo dell’indebolimento delle prospettive sul mercato del lavoro e di attese prudenti delle famiglie sull’evoluzione del quadro macroeconomico”, si legge nel Bollettino.
Crescita modesta. A salvarci è il Pnrr
La crescita resta modesta e grazie al Pnrr non scivola in territorio negativo. Dopo la lieve diminuzione nei mesi primaverili, nel terzo trimestre dello scorso anno il Pil dell’Italia è leggermente aumentato (+0,1% sul precedente), per effetto del deciso rialzo delle esportazioni e dell’espansione degli investimenti, che hanno beneficiato degli incentivi fiscali e delle altre misure connesse con il Pnrrr, spiega Via Nazionale.
I dazi spaventano le imprese
I dazi spaventano le imprese. Quelli Usa stanno provocando un “reindirizzamento” dei prodotti cinesi su altri mercati che preoccupa le imprese italiane, in particolare le manifatturiere. Le più esposte, le imprese esportatrici “segnalano una più forte incertezza sulle proprie condizioni operative nel medio termine e una maggiore cautela nei piani di investimento”. Mentre il debito continua la sua corsa al rialzo.
“Sulla base delle informazioni più recenti, nel 2025 in rapporto al Pil l’indebitamento netto si sarebbe ridotto e il debito pubblico sarebbe invece cresciuto”, spiegano gli economisti di Via Nazionale.