Basilicata, la macchia nera del petrolio fa tremare Renzi. Cominciano gli interrogatori. Renzi e Boschi difendono l’emendamento costato la poltrona alla Guidi

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Cominciano gli interrogatori in Basilicata per l’inchiesta sul petrolio che sta facendo tremare il governo Renzi e che hanno portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, per la telefonata compromettente al compagno in cui faceva sapere dell’inserimento di un emendamento contestato. Tra oggi e domani sono previsti gli interrogatori di garanzia alla Procura lucana. L’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Partito democratico), e cinque dipendenti dell’Eni sono le persone arrestate, in esecuzione di ordinanze di custodia ai domiciliari, nell’ambito dei due distinti filoni di indagini sulle attività estrattive di petrolio e gas in Basilicata che coinvolgono entrambi i giacimenti. L’indagine sul Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eniriguarda presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi; l’altro filone è relativo ad appalti e lavori per l’infrastrutturazione del giacimento Tempa Rossa della Total. Questa l’indagine che riguarda Gemelli, il compagno della Guidi. Il Gemelli, stando alle carte dell’accusa, avrebbe fatto proprio da intermediario tra le lobby del petrolio e il ministro. In cambio all’imprenditore sarebbero stati concessi alcuni subappalti. C’è poi un altro filone dell’inchiesta che porta fino al capo di Stato maggiore della Marina, De Giorgi che secondo l’accusa puntava allo sblocco dei fondi per le navi militari. De Giorgi sarebbe legato al compagno della Guidi, l’imprenditore Gemelli, che avrebbe ottenuto commesse ad Augusta.

Da par sua il governo ha difeso il suo operato. Sia il premier Matteo Renzi che il ministro delle Riforme hanno difeso la bontà dell’emendamento contestato. Intervenendo ieri a In Mezz’Ora Renzi ha spiegato: “Ho scelto io di fare questo emendamento e lo rivendico con forza.  In Italia “ci sono opere pubbliche bloccate per anni, e anche quelle private. L’idea di sbloccare le opere l’abbiamo presa noi e la rivendico per Tempa Rossa, per Pompei, per Bagnoli”. Poi ha aggiunto sulle indagini: “Se qualcuno ha pagato tangenti o ha fatto degli illeciti in quel caso voglio che sia scoperto chiedo ai magistrati di fare il massimo degli sforzi. Noi non sapevamo delle indagini, ma è giusto così”. Emendamento che ieri su La Stampa era stato difeso anche dal ministro Maria Elena Boschi: “Abbiamo solo fatto la cosa giusta per l’Italia. Poi ogni settore che smuove posti di lavoro ha le sue lobby”. Nel frattempo però continua l’attacco concentrico Lega-Cinque Stelle e oggi intervistato dal Corriere della Sera il deputato grillino Alessandro Di Battista ha puntato il dito contro il premier: “Con la mozione di sfiducia Renzi sarà costretto a rispondere in Aula a domande che altrimenti non avrebbero avuto risposta e al Senato si avrà l’ennesima dimostrazione che il governo del rinnovamento, come lo descrivono loro, si regge sui voti di Denis Verdini”.