Bastonate agli agenti. Adesso basta

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di Gaetano Pedullà

Il primo ad arrivare è un vento freddo, spinto dalle grida e dal correre veloce dei gruppi che preparano lo scontro. Strette in divise appesantite dalle corazze, gelano le ossa. Immobile, tenendo dentro tensione e paura, rabbia e frustrazione, il manipolo dei poliziotti aspetta. Parte un sasso. Poi un altro e un altro ancora. “Stronzi!” è la parola che vorrebbe nascere, ma rimane in gola. Non bisogna cadere nelle provocazioni. Quel casco, quello scudo, quei manganelli da tenere in mano senza poterli usare sono lo Stato. E loro, poliziotti e carabinieri, ne sono la carne da macello. Senza scomodare Pasolini, il primo ad avvisare una certa sinistra fricchettona che i poveri agenti a cui allora sparavano erano la vera classe operaia, oggi è ora di dire basta a un vero schifo. La polizia non è il giocattolo di teppisti e disagiati, di idealisti con le idee confuse e delinquenti. Ieri a Roma si è assistito all’ennesimo assalto ai blindati. Stupidi come i finti eroi che ogni anno si fanno incornare dai tori di Pamplona, poche decine di imbecilli hanno fatto vedere quanto valgono colpendo uomini che non possono reagire. Dopo la morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova e la vergognosa ritorsione alla scuola Diaz, polizia e carabinieri hanno regole di ferro. Le botte si prendono ma non si danno. E pazienza se continuando così, obbligando gli agenti a fare le belle statuine, più bastonate arrivano e più ne arriveranno. Niente è più dolce della libertà di pensiero. Poter manifestare, protestare, criticare è il sale della democrazia. Ma colpire i poliziotti che c’entra con la democrazia? Attenzione allora a non confondere chi manifesta pacificamente con certa teppaglia. E i primi sappiano che la loro voce si sentirà più forte se sapranno isolare certi cretini e il loro triste rituale di violenze.