Battaglia sul referendum. Nuovo appello del premier per salvare le trivelle: “Sono in gioco 11mila posti di lavoro”

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Matteo Renzi sa bene di averci messo la faccia anche sul referendum anti-trivelle. E sa benissimo che il raggiungimento del quorum sarebbe per lui una dura sconfitta. Ecco perché fino all’ultimo momento possibile il premier ha deciso di battersi contro il referendum. E non a caso uno degli ultimi appelli è arrivato direttamente dall’Emilia Romagna. Il territorio che più risentirebbe dell’eventuale vittoria del “Sì” al referendum, con la ricaduta che potrebbe essere quella della perdita di diversi posti di lavoro. “Questo non è un referendum politico, ma riguarda 11mila lavoratori, il loro futuro e le fonti di approvvigionamento italiane”, ha affermato il Presidente del Consiglio nel corso della visita alla redazione di Il resto del Carlino di Bologna.

POLITICHE ENERGETICHE – Pur sperando nell’astensionismo il premier ha detto: “Quello di domenica non è un referendum astratto, ma riguarda le scelte energetiche italiane. Noi rispetteremo il volere dei cittadini: chi vuole votare è libero di farlo, chi vuole farlo fallire può non andare a votare. Tutte le posizioni sono legittime, ciascuno esprime le sue valutazioni”. Ma qual è l’idea dell’Italia sulle politiche energetiche? “Noi siamo tutti per le rinnovabili”, ha spiegato Renzi, “ma queste da sole non basteranno nei prossimi 5 anni, perché la macchina la prendono tutti, l’ascensore si prende, l’aria condizionata e il riscaldamento servono. Noi abbiamo detto no al nucleare e no al carbone, ma qualcosa devi tirare su. Si tratta di far funzionare le trivelle che ci sono fino a quando c’è gas e petrolio. Altrimenti prendiamo le petroliere russe e arabe che portano in Italia il loro petrolio”. La palla ora passa agli italiani.