Battuto ogni record sulle fiducie. Adesso Draghi è davvero il Migliore. Sono 34 i voti blindati in appena dieci mesi. Mai nessuno aveva umiliato tanto il Parlamento

fiducie Draghi
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Ora è ufficiale: il governo di Mario Draghi diventa davvero il migliore. Almeno in materia di fiducie poste sui provvedimenti. Un primato che è effettivamente arrivato. Peccato che non sia propriamente invidiabile e ignorato dagli incensatori in servizio permanente. Con quella a Montecitorio sulla Legge di Bilancio, infatti, si balza a quota 34 votazioni blindate, equamente distribuite tra Camera e Senato, in appena dieci mesi, sfondando il numero simbolico delle 30 questioni di fiducia in meno di un anno. La media è davvero da record; 3,4 al mese, nettamente al di sopra rispetto a quella dell’esecutivo di Mario Monti, che si era fermato a 3 (qui un focus di Openpolis).

SPRINT AUTUNNALE. Ancora più impietoso il raffronto con altri governi. Il Conte bis, nonostante abbia dovuto affrontare la prima ondata della pandemia e una maggioranza resa ballerina da Matteo Renzi, aveva raggiunto la quota di 2,4. Il dato di Draghi è addirittura triplo rispetto al primo esecutivo guidato dall’attuale leader del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto la fiducia in 15 occasioni in 14 mesi di vita: poco più di una al mese. Rispetto alla scorsa legislatura, viene abbondantemente sopravanzato, poi, il governo Gentiloni che ha avuto una media di 2,58 provvedimenti blindati.

“La fiducia viene usata per far decadere gli emendamenti, così il Parlamento non è più in grado di incidere”, dice a La Notizia Andrea Pertici, professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Pisa. “Questo andamento – aggiunge – non è una novità assoluta, specie quando si parla di Legge di Bilancio. Ma stiamo assistendo a un’ulteriore compressione del ruolo delle Camere”.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. E pensare che anche durante la conferenza stampa di fine anno, Draghi aveva elogiato il ruolo e il lavoro del Parlamento. Salvo calpestarlo appena possibile. “Anche la Corte costituzionale aveva sottolineato la necessità di trovare un punto di equilibrio per garantire un dibattito tra i parlamentari”, sottolinea Pertici. L’accelerazione dell’esecutivo è stata impressionante nelle ultime settimane in materia di fiducie: il governo ne ha chieste ben 5 al Senato e addirittura 7 alla Camera per un totale di 12 in due mesi. Uno sprint di fine autunno impressionante che ha stracciato qualsiasi concorrenza.

CRESCE L’IRRITAZIONE. “Ormai siamo al monocameralismo di fatto, e a noi deputati quest’anno non è concesso di contribuire al miglioramento della legge di Bilancio”, osserva Rossella Muroni, deputata di FacciamoEco. “È una deriva che fa male alla democrazia e al Paese”, incalza, sottolineando la cancellazione di qualsiasi confronto: “Maggioranza e governo stanno dichiarando inammissibili e bocciando con motivazioni pretestuose tutti gli emendamenti alla manovra”. Addirittura nel Pd, con il deputato e responsabile economia della segreteria, Antonio Misiani, arriva una presa di coscienza: “È di fatto uno svilimento del Parlamento molto pericoloso, a maggior ragione quando si discute il provvedimento più importante, la legge di Bilancio”.

Qualche malumore si registra, in varie forze politiche. Pertici sottolinea infine l’aspetto paradossale della vicenda: “Questo governo, in teoria, che non avrebbe bisogno di usare molto la fiducia, perché ha una maggioranza molto ampia dal punto di vista numerico. Nel caso del governo Draghi, si pone probabilmente il problema inverso: un’eccessiva disomogeneità della maggioranza porta all’impiego costante di questo strumento”.