Un vero e proprio bavaglio alla stampa. Un fenomeno, quello delle querele temerarie, che continua a crescere in tutta Europa. E in cui l’Italia detiene un triste record, tanto da essere la maglia nera nel vecchio continente. Democracy in the dock, il rapporto di Case e Fondazione Daphne Caruana Galizia riportato dal Sole 24 Ore, descrive il tentativo di mettere un vero e proprio bavaglio a giornalisti e attivisti.
Il report analizza le azioni legali infondate che hanno l’obiettivo di intimorire i giornalisti. Il trend è ritenuto allarmante, nonostante la direttiva europea del 2024 che dovrebbe contrastare proprio queste azioni, chiamate Slapp. Entro maggio del 2026 tutti i Paesi dell’Ue dovranno recepire e applicare la direttiva.
Querele temerarie, Italia maglia nera in Europa
Nessuno fa peggio dell’Italia. Su un campione di 167 azioni legali considerate nel 2024 in 29 Paesi, il nostro è quello con il numero più alto di querele temerarie: sono 21. Si avvicina la Germania, a quota 20. Poi troviamo la Serbia a quota 13, l’Ungheria a 12 e Turchia e Ucraina a 10.
Tra i casi analizzati in Italia c’è quello della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, con la querela nei confronti dell’Espresso per un articolo per il quale ha chiesto cinque milioni di danni. Altri due casi riguardano invece il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha chiesto risarcimenti tra 250mila e 500mila euro a Foglio e Riformista.
Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di Case, sottolinea come questo triste primato spetti all’Italia per il secondo anno consecutivo. Kelner parla di un “abuso del sistema giudiziario che mette a tacere giornalisti e attivisti che osano criticare potenti di turno, politici e uomini d’affari”.
Parliamo di “vere e proprie molestie legali che, inibendo il dibattito pubblico e l’accesso all’informazione dei cittadini, costituiscono un attacco alla libertà d’espressione, indebolendo il sistema democratico”, aggiunge la coordinatrice italiana.
Una delle questioni in sospeso, anche con la direttiva Ue, è che l’Unione non ha competenze per intervenire sui casi nazionali. Bruxelles può intervenire solo in caso di episodi transfrontalieri. Poca roba rispetto alle questioni nazionali, che includono oltre il 90% delle azioni legali. Motivo per cui la Commissione ha più volte provato a intervenire attraverso raccomandazioni che però non sempre sono sufficienti. Come dimostra anche il caso italiano.
Il bavaglio alla stampa nei numeri
Complessivamente, in Europa, le querele temerarie riportate sono state 1303 dal 2010 al 2024, con un netto aumento rispetto alle 1049 conteggiate tra il 2010 e il 2023. Inoltre, il numero viene considerato parziale perché molto spesso la minaccia arriva tramite lettere di diffida o lettere legali, che portano a non conteggiare queste azioni considerando che si fermano a uno stato preliminare, inducendo la stampa o gli attivisti a una retromarcia forzata.
La maggior parte delle azioni legali esaminate sono state cause civili, pari al 65% dei casi. I procedimenti penali rappresentano circa il 20%, mentre il 2,5% riguarda procedimenti con profili sia penali che civili. Gran parte delle querele deriva da presunte diffamazioni, ma non mancano anche quelle che nascono dalle accuse di violazione della privacy o della salvaguardia dei dati personali.
I più colpiti restano i giornalisti e i mezzi d’informazione, ma sono molti anche i casi riguardanti attivisti, accademici, editori e scrittori. E a far partire le querele sono soprattutto uomini d’affari e persone con una importante rilevanza politica. Negli ultimi 15 anni, le Slapp hanno riguardato soprattutto accuse di corruzione (289 casi), temi politico-governativi (176) e temi ambientali (126).