Benetton tradisce Mediobanca. In Generali voterà per Caltagirone. Dimenticati tutti i rapporti con Piazzetta Cuccia. La famiglia di Ponzano Veneto non si smentisce mai

Benetton Generali
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La decisione è arrivata inattesa, anche se da tempo era stata messa in conto: domani all’assemblea dei soci delle Generali la holding dei Benetton, Edizione, con il suo 4%, voterà per la lista presentata dal costruttore ed editore romano Francesco Gaetano Caltagirone, sostenuta da Leonardo Del Vecchio e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (Crt).

La notizia, diffusa ufficiosamente da fonti vicine al dossier, conferma le indiscrezioni sull’esito dell’ultimo Cda di Edizione, venerdì scorso, secondo cui la scelta di puntare su Caltagirone sarebbe stata presa all’unanimità. Le stesse fonti hanno spiegato che non si tratta di un voto contro qualcuno – cioè Mediobanca e il suo Ad Alberto Nagel, e ancor di più il ceo del Leone di Trieste, Philippe Donnet – ma di affinità della famiglia Benetton con il mondo degli imprenditori. L’idea è che, una volta superato il momento del voto assembleare, Edizione si impegni per far convergere le posizioni di chi uscirà vincitore e di chi perderà in assemblea.

Una ricucitura non facile, anche perché un’eventuale sconfitta della lista presentata dal Cda uscente della compagnia, nel segno della continuità, porterebbe inevitabilmente a un terremoto in Mediobanca, attuale maggior azionista singolo del Gruppo assicurativo. Per non parlare della profonda inconciliabilità dei piani industriali, che con Donnet hanno fruttato enormi risultati in un contesto gestionale prudente, mentre Caltagirone – e il suo capo azienda designato Luciano Cirinà – puntano a “estrarre” più valore, con gli inevitabili rischi supplementari che questo comporta.

In questa partita, dunque, o si sta da una parte, con la sicurezza della tradizione finanziaria di Piazzetta Cuccia, che in passato tanto ha giovato alla famiglia di Ponzano Veneto, oppure si va in direzione completamente opposta, puntando sul nuovo che avanza, se così si vogliono definire Caltagirone e Del Vecchio, non proprio due signori di primo pelo, e la Fondazione Crt, che per legge dovrebbe occuparsi di distribuire sul territorio sotto forma di sostegni alla cultura, alla sanità e al terzo settore i proventi del suo capitale, mentre invece gioca indisturbata al risiko finanziario, e guarda caso sempre in contiguità con Benetton, a partire dal business delle autostrade e Atlantia.

Ma cambiare tutto (e dunque cavallo) per non cambiare niente (cioè restare nella stanza dei bottoni) non è detto che sia la strada giusta, perché malgrado la squadra costruita da Caltagirone sia impressionante, i Fondi che investono centinaia di miliardi amano tutto tranne che mettere in pericolo i loro capitali, e dunque i voti che possono spostare davvero l’equilibrio non sono scontati. Per questo le stesse fonti che hanno reso nota l’intenzione dei Benetton hanno evidenziato che per Edizione il 4% di Generali non è strategico. E dunque, se la puntata risulterà sbagliata, ci si potrà disfare delle azioni. Nello stile Benetton, insomma.