Benvenuti nell’era Draghi. Giusto il tempo di insediarsi e già spuntano le prime manine. Nel Milleproroghe una norma per aggiungere un nuovo presidente di sezione del Consiglio di Stato e due al Tar

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Cabi di gabinetto, consiglieri, capi degli uffici legislativi. Da sempre premier e ministri quando devono scegliere i mandarini, i potenti che nell’ombra indirizzano le loro azioni e forniscono preziosi consigli, si rivolgono soprattutto ai consiglieri di Stato. Palazzo Spada è un serbatoio inesauribile con cui alimentare l’apparato e così tanto potere c’è chi sospetta possa far spuntare anche qualche manina.

Nel decreto legge Milleproroghe, in fase di conversione, è saltata fuori infatti anche una nuova presidenza proprio per il Consiglio di Stato e non è mancato chi ha notato la stranezza di tale decisione all’interno di un provvedimento in materia “di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (Ue, Euratom) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonché in materia di recesso del Regno Unito dall’Unione europea”.

ALTRE TOGHE. Nell’articolo 1-bis, con i commi 1-6, sono state introdotte norme in materia di assunzioni di personale amministrativo dell’Avvocatura dello Stato e della giustizia amministrativa, nonché di consiglieri di Stato e di referendari Tar. Autorizzata la Giustizia amministrativa, per il triennio 2021-2023, ad assumere 45 unità di personale non dirigenziale, nonché 10 Consiglieri di Stato e 20 referendari Tar, con conseguenti modifiche alle rispettive dotazioni organiche, “al fine di assicurare la migliore funzionalità del Consiglio di Stato e dei Tar, le relative dotazioni organiche.

Nello specifico, il comma 6 dell’articolo autorizza, per il triennio 2021-2023, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, la Giustizia amministrativa ad assumere 20 referendari Tar e 10 Consiglieri di Stato (6 nel biennio 2021-2022 e 4 nel 2023). Assunzioni “motivate da un lato dall’esigenza di assicurare la costante presenza di un congruo numero di magistrati presso ciascuna sezione del Consiglio di Stato e dall’altro dalla necessità di migliorare il funzionamento della giustizia amministrativa di primo grado e in particolare di potenziare il Tar Lazio, sede di Roma”.

E per Palazzo Spada prevista così una ambitissima presidenza di sezione in più, mentre per il Tar sono previste due presidenze in più. La spesa? “Per le assunzioni dei magistrati amministrativi sono stanziati 258.678 euro per l’anno 2021, 3.297.865 euro per l’anno 2022, 3.948.017 euro per l’anno 2023, 4.763.503 euro per l’anno 2024, 5.173.896 euro per l’anno 2025, 5.355.511 euro per l’anno 2026, 5.429.688 euro per l’anno 2027, 5.495.660 euro per l’anno 2028, 6.419.002 euro per l’anno 2029 e 6.432.217 euro a decorrere dal 2030. Spese coperte attingendo al Fondo per interventi strutturali di politica economica.

IL CASO. A parlare esplicitamente di manina, in aula alla Camera, sono stati due deputati del Gruppo Misto, Andrea Colletti (nella foto) e Raffaele Trano, che ieri hanno dato vita alla componente “L’Alternativa c’è”. “Nel dl Milleproroghe sembra spuntare una manina, collegata al Consiglio di Stato, che all’articolo 1 bis ha inserito una nuova ambita presidenza per Palazzo Spada”, hanno sostenuto i due parlamentari intervendo sull’ordine dei lavori e chiedendo di eliminare il comma relativo ai nuovi giudici dall’articolo 1 bis del Milleproroghe.

“Il dubbio – hanno insistito – è che sia stata inserita una nuova presidenza per far fare carriera a qualcuno”. Ai due deputati è stato però risposto che non vi sono problemi di ammissibilità, essendo la modifica stata approvata in Commissione. I nuovi posti di potere diventeranno legge.

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