Beppe Sala contro i fondi extra per Roma: il Sindaco di Milano vuole per sé tutti i soldi del Pnrr

Beppe Sala
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Che a Beppe Sala non bastassero i 145milioni che il Governo gli ha dato per chiudere il bilancio del 2022, che presentava un buco di 200milioni, era chiaro già da qualche settimana. Precisamente da quando, lo scorso 5 maggio, il primo cittadino milanese aveva dichiarato: “Mi attendo che sui fabbisogni rispetto alle bollette energetiche dei Comuni arrivino altri soldi”.

“Ma – aveva aggiunto – quello che è stato fatto ad oggi è già significativo, in particolare, per quanto ci riguarda, da due punti di vista. Il primo, ovviamente, è l’utilizzo dei nostri avanzi di bilancio. E poi c’è il fondo per le grandi città, che nasce anche da una richiesta esplicita che avevamo fatto al presidente del Consiglio Mario Draghi”.

È vero che i 145milioni sono, di fatto, il tesoretto accantonato dal Comune di Milano negli anni precedenti, ma è anche vero che, come ha riconosciuto lo stesso Sindaco di Milano, altri soldi stanno arrivando a sostegno della città. Eppure Sala ne vuole ancora altri.

Sala vuole per sé tutto il Pnrr

Tanto che ora si è scagliato contro la decisione del Governo di assegnare a Roma, con il Dl aiuti, il doppio dei fondi in più per rafforzare il Pnrr nelle grandi città. “La considero una cosa sbagliata”, ha detto Sala, che ha poi aggiunto: “Ci sto lavorando, voglio sentire anche il sindaco di Roma Gualtieri perché non ho nulla contro il fatto che Roma sia aiutata, ma anche la grande Milano ha bisogno in questo momento”.

La storia è sempre la stessa: siamo solidali con tutti, purché non dobbiamo rimetterci noi. E poco importa se una differente distribuzione dei fondi permetterebbe forse di andare a ridurre quelle differenze macroscopiche che da decenni ci sono fra le varie città e redistribuire così la ricchezza nel Paese.

Non a caso Sala si era già schierato contro l’opportunità di favorire il Sud Italia nel ricevere i soldi del Pnrr rispetto al Nord. Un’idea nata per approfittare dell’arrivo di questi fondi dell’Unione europea per provare finalmente a rilanciare il mezzogiorno e portarlo a una differenza economica e sociale meno evidente rispetto al settentrione.

“È ora di dire che il Pnrr – aveva dichiarato – non sarà la soluzione di tutti i nostri mali, che più della metà di quelle risorse dovranno essere restituite, che la solidità dei progetti presentati è quindi fondamentale. C’è un consolidato del Paese, che è un’attitudine alla spesa pubblica in una maniera che storicamente non ha favorito lo sviluppo di tutte le zone: esattamente questo è il rischio da evitare”.

In sostanza, secondo il primo cittadino milanese, che intanto continua a chiedere soldi al Governo perché evidentemente non riesce a recuperali altrove, alcune città, soprattutto quelle del Sud, non sarebbero in grado di spendere bene questi soldi, quindi conviene darli a lui che invece saprebbe cosa farne.

Le convergenze con Attilio Fontana

E non è un caso se queste posizioni ricordano quelle della Lega di un tempo (quella di Umberto  Bossi), visto che solo su questo il sindaco di Milano e il governatore della Lombardia vanno perfettamente d’accordo. Anche Attilio Fontana ha infatti espresso perplessità sulla distribuzione del Pnrr: “Sono preoccupato perché il Pnrr è stato previsto sulle spalle dei Comuni e non tutti i Comuni hanno l’organizzazione e le strutture tecniche per svolgere un compito simile. I soldi non vanno sprecati e restituiti all’Europa”.

Quando c’è da prendere i soldi non c’è quindi colore politico che tenga. E soprattutto queste posizioni confermano come il modello di sviluppo basato sull’ampliamento della forbice sociale sia quello preferito da Sala, come già dimostra l’aggravarsi della disparità reddituale evidenziata dall’Agenzia delle Entrate nella città che amministra da 6 anni.