Bergamini: Alfano e i suoi si tengono strette le poltrone avute grazie a Berlusconi

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di Vittorio Pezzuto

Dobbiamo uscire dalle secche di una politica sterile» ci dice la deputata Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione di Forza Italia. «Vogliamo tornare a parlare con i nostri elettori e a batterci per le nostre priorità: riforme costituzionali in senso presidenzialista, riforma della giustizia, abbattimento dell’insopportabile regime fiscale, riduzione del peso burocratico e soprattutto politiche non dispersive ma tutte finalizzate allo sviluppo delle nostre imprese e quindi del mercato del lavoro. Perché l’Austerity economica che ci è stata imposta in questi anni è servita soltanto a togliere speranze alle nuove generazioni».
Letta sostiene che adesso la sua maggioranza è decisamente più coesa.
«Mi sembra che il suo sia un wishful thinking, più un’aspirazione che non un dato oggettivo. Anche perché a giudicare dagli scambi polemici di questi giorni non si ricava certo un’impressione di una grande coesione nella maggioranza».
In effetti Alfano cerca di far valere una Golden share che Renzi non sembra disposto a concedergli.
«Il dato determinante nell’evoluzione politica di questi mesi è proprio l’asse politico forte e identitario che si è saldato tra Letta e Alfano. Il Nuovo centrodestra dovrebbe però spiegarci come, col suo manipolo di parlamentari, possa realmente incidere sull’agenda politica di un governo targato Pd. La polemica tra Alfano e Renzi fa sorgere più di un dubbio sulla stabilità di un esecutivo che era nato “di servizio” ma che adesso ho davvero difficoltà a definire».
Le dimissioni dei vostri sottosegretari sono confermate?
«Certo».
Eppure siete riusciti a farvi dare dei “poltronisti” da uno come Formigoni…
«È un’accusa che fa tenerezza, rivolta com’è a quanti – continuando a riconoscersi nella leadership di Berlusconi – hanno deciso di passare all’opposizione. Casomai sono gli alfaniani che oggi dispongono di numerose poltrone solo grazie alla forza e alla capacità politica del nostro leader. Ma si sa, una volta seduti su una poltrona si ritiene che se ne possa fare quello che si vuole. È un riflesso che umanamente comprendiamo molto bene…».
Letta si consola spesso con metafore calcistiche ma sull’Imu si è fatto il classico autogol.
«Sul pagamento per quest’anno e nel 2014, chi ci capisce qualcosa è fortunato. L’altissimo tasso di confusione non aiuta famiglie e imprese e mina alla radice un sano rapporto tra governanti e governati. Soprattutto non aiuta quella ripresa dei consumi che è sempre stata al centro della ricetta del presidente Berlusconi. L’abolizione dell’Imu non è un vezzo, non è un capriccio ma il sistema meno complesso e più efficace per rimettere soldi nelle tasche vuote degli italiani».
I partiti attendono la sentenza della Consulta sul Porcellum. Non è una sconfitta?
«Ha ragione, è proprio così. Nel corso degli anni la politica ha avviato un processo di abdicazione dalle sue funzioni sovrane. Mi auguro soltanto i partiti, a che a parole si dicono tutti disposti a una riforma elettorale, sappiano finalmente sedersi intorno a un tavolo e dare una risposta concreta».
Ne approfitti allora per spiegarci bene la vostra.
«Ma mi chiede solo di questo? Con tutti gli argomenti di cui si dovrebbe parlare… Posso solo dirle che non amiamo il doppio turno, che sembra invece la caratteristica qualificante della riforma proposta dal centrosinistra».
Se Renzi sembra voler disegnare un modello di partito elettorale e funzionale a un sistema tendenzialmente bipartitico, voi sembrate già rassegnati alla formazione di una sorta di pentapartito del centrodestra. Non è un ripiego rispetto alle speranze suscitate nel 1994?
«Guardi, se c’è qualcosa per cui ci siamo battuti è proprio il raggiungimento di un chiaro assetto bipolare. Questa frammentazione noi non l’abbiamo voluta. Abbiamo semplicemente dovuto subire un forte movimento opposto (non solo italiano, a dire il vero) che tende a superare i grandi blocchi dei partiti ideologici che hanno caratterizzato tutto il Novecento. Da qui la nascita di forze populiste o estremiste, favorita anche dal fascino dell’antipolitica e dal ruolo crescente esercitato dalla Rete».
Che modello di partito avete in mente?
«Vogliamo recuperare il meglio dell’esperienza di Forza Italia, dando vita a un movimento leggero e non strutturato in pesanti gerarchie interne. Ma questo non significa certo che tutto debba essere fatto via web. Il network dei Club deve svolgere una funzione capillare di ricostruzione di una comunità fisica che incrementi la partecipazione dei cittadini in una dimensione non solo politica ma anche sociale, assicurando cioè lo scambio di solidarietà laddove lo Stato è assente o percepito come inefficiente. Non è demagogia, ci crediamo davvero».