Berlusconi benedice Parisi, quei voti servono al Centrodestra. Ma Silvio resta in campo

di Alessia Vincenti
Politica

Una benedizione del progetto di Stefano Parisi. Dettando comunque i tempi del fronte liberale. Il ritorno alla politica attiva di Silvio Berlusconi, con il vertice svoltosi ieri ad Arcore, segna un punto a favore del candidato del Centrodestra alle comunali di Milano. Ma c’è anche la garanzia che il leader di Forza Italia  non vuole abbandonare la scena dopo il delicato intervento al cuore. Anzi: la rifondazione forzista non può prescindere dal capo storico del centrodestra.

I VOTI DI PARISI
Per Parisi c’è stata quindi una parziale promozione. I voti portati a casa nella competizione milanese hanno garantito l’apprezzamento di Berlusconi. Nella nota ufficiale non è sfuggita la menzione del manager sceso in politica. Il rilancio passa anche per “l’apertura al contributo di chi intende condividere questo percorso politico a cominciare dai protagonisti delle recenti elezioni amministrative come Stefano Parisi”. E l’ex presidente del Consiglio ha sottolineato chiaramente che bisogna “riannodare i fili del dialogo con quel popolo di centro destra che continua ad essere maggioranza nel Paese”, lasciando intendere che servono figure in grado di attrarre il consenso. I collonnelli hanno preso atto della volontà berlusconiana, annotando soprattutto il fatto che il leader è pienamente in campo. E pronto al rilancio. Un segnale è giunto anche sul piano operativo: gli uffici del partito, del tesoriere Alfredo Messina e del responsabile organizzazione Gregorio Fontana, saranno trasferiti a piazza San Lorenzo in Lucina.

IL FRONTE LEPENISTA
Dalle parti della Lega cresce la preoccupazione di un ricompattamento del Centrodestra in versione moderata. E il leader del Carroccio Matteo Salvini ha preso le distanze dal progetto-Parisi: “Se il suo modello è quello di Milano, che poi è un modello perdente visto il risultato, è evidente che noi non ci stiamo”. E poi ha cercato di incalzare l’ex candidato a Palazzo Marino sui temi cari all’elettorato leghista: “Vorrei sapere cosa pensa Stefano Parisi della moneta unica, dei vincoli di Bruxelles dei rapporti con l’Islam. Una volta che l’avrò capito potrò pronunciarmi. Ma temo che la rincorsa al centro agli Alfano e ai Casini non porti da nessuna parte”. E non solo per Salvini il progetto è fallimentare. “Se Forza Italia intenderà puntare su Parisi ne prenderemo atto, ogni partito ha diritto a esprimere i suoi leader come ritiene”, ha commentato il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli. E il braccio destro di Giorgia Meloni ha rincarato la dose, confermando la posizione del fronte lepenista italiano: “Mi fa orrore la modalità ‘pranzo ad Arcore’ che ritengo oltretutto figlia di un’epoca che non c’è più e che non tornerà, ma finché si tratta del capo di Forza d’Italia la vicenda coinvolge loro”. “La fase storica dell’uomo solo al comando – ha sentenziato Rampelli – ha avuto una sua conclusione”.