Berlusconi deraglia a Destra. Al Quirinale per il voto subito come ordina la Meloni. Salvini parla a nome di tutta la coalizione. Invoca le elezioni anticipate che però non ci saranno

Meloni Salvini
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Delegazione del centrodestra “corposa”, ben 13 persone, quella che ieri è stata ricevuta da Sergio Mattarella al Quirinale nell’ultima e decisiva giornata di consultazioni. La formazione era così composta: la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, con le stampelleper un piccolo infortunio, con i capigruppo del partito al Senato e alla Camera, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida; il leader della Lega, Matteo Salvini, con una mascherina tricolore, accompagnato dai capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari; il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani con i capigruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini; Giovanni Toti, leader di Cambiamo! con il senatore Gaetano Quagliariello; Maurizio Lupi, leader di Noi con l’Italia, e il senatore dell’Udc, Antonio De Poli.

È Salvini a parlare per tutti: “La delegazione unitaria del centrodestra, che rappresenta la maggioranza del Paese e governa 14 regioni su 20, ha espresso al Presidente della Repubblica la comune preoccupazione per la situazione sanitaria, economica e sociale in cui versa l’Italia, situazione che è stata aggravata da un Governo incapace e nato da un accordo di Palazzo .La crisi, causata dai litigi, dalla vanità e dagli interessi personali di chi stava al governo, necessita di una soluzione rapida e incisiva. Al Presidente della Repubblica è stata quindi confermata la nostra richiesta di valutare l’ipotesi di scioglimento delle Camere e del ricorso ad elezioni. Il centrodestra auspica che sia così offerta agli italiani la possibilità di dare vita in breve tempo ad un governo coeso con un programma comune condiviso dagli elettori e con una maggioranza forte per affrontare in tempi brevi i gravi problemi della nazione. Anche in questo caso, il centrodestra ha confermato al Presidente della Repubblica piena disponibilità a collaborare per tutti i provvedimenti necessari a salvaguardare gli interessi degli italiani – come peraltro fatto fino ad oggi e in modo spesso decisivo – a partire da un efficace utilizzo dei fondi del Recovery, dal piano vaccini fino ai ristori e ai rimborsi per famiglie e imprese. Tutti i componenti della delegazione hanno escluso la possibilità di qualsiasi appoggio alla riedizione della stessa maggioranza, che sta tenendo in ostaggio il Paese da settimane e che sarebbe ancor più debole qualora fosse garantita da singoli voltagabbana. Tutti i componenti si sono riservati, ove non si andasse ad elezioni, di valutare con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al Capo dello Stato all’esito delle consultazioni in corso”.

Minuti totali della dichiarazione (letta): sei. Messaggio asciutto, breve e conciso, anche per distinguersi dal profluvio dell’altro Matteo che ha parlato per venti minuti: voto subito e, in subordine, attenzione per quanto di diverso potrebbe essere indicato dal Capo dello Stato. Sulla linea dunque è stata trovata una sintesi unitaria rispetto alla eterogeneità delle posizioni emerse negli scorsi giorni in seno alla coalizione stessa, con Meloni granitica sul voto e Forza Italia disposta ad appoggiare un eventuale governo di unità nazionale. Sull’ultimo passaggio del documento che lascerebbe aperta l’ipotesi di un governo istituzionale, da sempre preferita dai centristi, è Quagliariello a commentare: “è stato un compromesso e sicuramente un’apertura”, ma è ancora Salvini ai microfoni di Rainews24 a precisare “Abbiamo chiesto al presidente della Repubblica di ridare la parola agli italiani perché è meglio impegnare due mesi e poi star tranquilli per cinque anni che tirare a campare tra Conte, Renzi, Di Maio, Fico e Zingaretti. Abbiamo garantito che saremo responsabili e daremo la nostra mano per l’utilizzo dei fondi europei, il piano vaccinale e i ristori, come abbiamo già fatto. Abbiamo detto che non siamo disposti a sostenere un governo del tirare a campare. Poi ci rimettiamo, come da Costituzione, alle scelte del presidente della Repubblica”.

Una posizione “tattica” che costringe la maggioranza uscente, compreso Renzi, a decidere. Anche perché Mattarella, con l’incarico al presidente della Camera Roberto Fico di vagliare la prospettiva di una maggioranza politica composta dai gruppi che sostenevano i governi precedenti, non intende tergiversare oltre. Non oltre Martedì.