Berlusconi sbugiarda il Quirinale:

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dalla Redazione

Silvio Berlusconi interviene a Coffee Break su La7 e torna sul caso Geithner: “ci sono dei fatti enormi che necessitano una commissione d’inchiesta. Giorgio Napolitano non ha sbugiardato me. Ho chiesto solo cosa fosse successo in occasione del G20. Le mie dimissioni sono state responsabili, ma non certo libere”. L’ex premier affronta anche altri nodi: dalle prossime elezioni politiche all’accordo con Matteo Renzi al ruolo di Angelino Alfano (Ncd) che è “stampella della sinistra, senza di lui l’esecutivo a casa”. Ciò nonostante, prosegue: “C’è una eventualità di tornare insieme” con Ncd alla fine della legislatura, anche perché tutti sanno che “i moderati se si dividono perdono”

Poi, sempre in prospettiva, annuncia: “Nel 2018 non sarò io il premier, lo dico con assoluta certezza. D’altronde, i candidati spuntano come funghi e chi lo sarà domani, oggi non lo si può dire. Basta vedere Renzi. Chi se lo poteva immaginare?”. E ribabisce che comunque secondo lui “si andrà a votare tra un anno, un anno e mezzo”.

A ruota, il leader di Forza Italia torna a puntare il dito contro la riforma del Senato proposta dal governo: “E’ un pasticcio – dice – che sembra tale non solo ai nostri senatori ma anche a molti senatori della sinistra”. E sul patto del Nazareno stretto con l’attuale presidente del Consiglio – allora solo segretario del Pd – svela: “Il documento l’ho fatto fare ad altri. Io non ho posto alcuna firma, ho dato la mia parola, che vale come una firma”.

 

Re Giorgio svicola sul complotto contro l’Italia. E Berlusconi attacca

di Fausto Cirillo

L’ex ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner ieri ha confermato punto per punto l’esistenza di un complotto ordito da funzionari europei, che nell’autunno del 2011 fecero pressioni sull’amministrazione Obama affinché favorisse la caduta dell’allora premier Berlusconi. «Volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti del Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato» ha raccontato nel suo libro “Stress Test”. Una rivelazione clamorosa che ha dato nuova linfa alla campagna elettorale di Forza Italia e messo in serio imbarazzo la sinistra e le maggiori cariche dello Stato. A fare rumore in queste ore è soprattutto il silenzio ostinato di Re Giorgio, principale regista della repentina e brutale successione del tecnocrate europeo Mario Monti al timone di palazzo Chigi. Ieri mattina in tv il Cav ha così avuto buon gioco a esprimere tutta la sua indignazione per l’assenza di qualsivoglia reazione istituzionale alla «gravissima notizia» di una manovra oscura pianificata per mettere in ginocchio il suo governo. «Faccio presente che il Capo dello Stato, i presidenti di Senato e Camera e il presidente del Consiglio non hanno ritenuto di fare alcuna dichiarazione al riguardo» ha attaccato, per poi puntare il dito contro «i comportamenti scandalosi di alcuni giornali, che non hanno nemmeno messo in prima pagina la notizia delle violazione delle regole democratiche e della sovranità del nostro Paese». Difficile dargli torto.

Rabbia e disgusto
La sua presa di posizione è stata poi imitata da gran parte dei colonnelli di Forza Italia, che già ieri avevano richiesto a gran voce la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Nel mirino azzurro è finito soprattutto il Capo dello Stato, al quale il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ieri ha inviato una lettera dai toni perentori. «È necessaria chiarezza. Ed è necessario – ha scritto – che il Presidente della Repubblica, il rappresentante di quella unità e sovranità cosi gravemente ferita, si faccia promotore del più completo chiarimento, spingendo le istituzioni italiane ed europee all’esercizio di un dovere di trasparenza e lealtà verso il popolo italiano». Per tutta risposta il Quirinale ha diramato una nota laconica in cui si afferma che il presidente Napolitano non è mai stato a conoscenza di «coartazioni» subite dall’allora premier Berlusconi nel 2011 perché lasciasse l’incarico e chiarisce che «nulla può dire al riguardo» di sollecitazioni arrivate alla Casa Bianca da funzionari europei per favorire una «caduta» del governo guidato dal Cavaliere. «Le dimissioni liberamente e responsabilmente rassegnate il 12 novembre 2011 dal presidente Berlusconi, e già preannunciate l’8 novembre, non vennero motivate se non in riferimento, in entrambe le circostanze, a eventi politico-parlamentari italiani». Parole che hanno fatto infuriare ancora di più Berlusconi, che tutti ricordano essere stato vittima in quelle settimane di una campagna mediatica senza precedenti che gli chiedeva a gran voce di lasciare la mano a causa dell’improvviso e insopportabile aumento dello spread. «Siamo furiosi, disgustati ed esasperati» ha contrattaccato nel corso di un comizio. «Credevo che una notizia del genere dovesse stare in prima pagina sui nostri quotidiani, che cosa ci possiamo aspettare da questo Paese ancora?».

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