Berneschi, addio domiciliari: va in carcere

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Avrebbe spostato del denaro e cercato di occultare documenti utilizzando un cellulare. Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano.it per questo motivo Giovanni Berneschi, ex presidente Carige finito ai domiciliari il 22 maggio, è stato portato in carcere. La richiesta dei pubblici ministeri al gip è stata motivata proprio con la possibilità di inquinamento delle prove. Il provvedimento, che sostituisce gli arresti domiciliari, sarebbe stato disposto dagli inquirenti perché l’ex banchiere avrebbe violato il divieto di contatti esterni al di fuori dell’ambito familiare.

La notizia è emersa a valle di alcune perquisizioni a casa di Berneschi, e “in altri luoghi di pertinenza delle indagini” nell’ambito dell’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e riciclaggio che oltre a Berneschi coinvolge altre sei persone. Tutto questo mentre l’indagato stava rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari Adriana Petri durante l’interrogatorio di garanzia. L’ex vice presidente Abi si è riservato di rispondere “in altra sede” ai pubblici ministeri. Berneschi “ha fornito informazion iutili a chiarire la sua posizione – ha detto l’avvocato Maurizio Anglesio, difensore dell’ex numero uno di Carige – e ha dato la propria disponibilità ai magistrati per dare tutte le spiegazioni necessarie”.

Intanto i magistrati dell’antimafia, Giuseppe Curcio della Direzione nazionale e Francesco Lombardo della Dda di Reggio Calabria titolari dell’inchiesta su Scajola, hanno incontrato i pm di Genova Nicola Piacente e Silvio Franz, che si occupano dell’inchiesta sull’istituto ligure. Cosa unisca le due inchieste per ora è solo una ipotesi. Scontato, e a quanto sembra scartato, l’approccio con il ramo scajoliano all’interno dell’ex cda di Banca Carige (il fratello dell’ex ministro, Alessandro Scajola, è stato dal 2001 vicepresidente e membro del comitato esecutivo della Carige), saltano agli occhi le ‘evidenze’ sottolineate anche dagli ispettori di Bankitalia nel rapporto 2013 sui prestiti facili a società che sono in qualche modo riconducibili proprio a Scajola.  L’altra ipotesi è che tra le carte che i magistrati calabresi hanno guardato assieme agli uomini della Dia c’era anche qualche ‘pizzino’ che potrebbe interessare i magistrati genovesi. L’incontro “di natura esplorativa, una prima presa di contatto per un successivo scambio di informazioni” potrebbe arricchire le due indagini.