Bimba morta di malaria, s’indaga per omicidio colposo. L’ospedale di Trento: “Stesso parassita dei bambini ricoverati. Ma possono esserci diversi ceppi”

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La procura di Brescia, come già aveva fatto quella di Trento, ha aperto un’indagine per omicidio colposo per fare chiarezza sulla morte della piccola Sofia Zago. Successivamente l’indagine verrà unificata. La bimba è deceduta a causa della malaria all’ospedale di Brescia. Domani verrà eseguita l’autopsia sul corpo della piccola all’Istituto di medicina legale di Verona.

La direttrice dell’unità operativa dell’ospedale di Trento, Nunzia Di Palma, ha spiegato che il parassita che ha causato la malaria “è lo stesso che aveva fatto ammalare i due bambini di ritorno dal Burkina Faso che erano in pediatria nella stessa struttura negli stessi giorni della piccola”. Compito degli inquirenti è anche quello di chiarire le cause del contagio della piccola Sofia stabilendo qual è il ceppo che l’ha colpita. Perché anche se il parassita in questione è lo stesso, il Plasmodium falciparum, possono esserci diversi ceppi.

Gli accertamenti permetteranno di capire se il contagio è avvenuto in ambiente ospedaliero. All’ospedale di Trento, dove la piccola era inizialmente ricoverata prima del trasferimento a Brescia, erano ricoverati anche due bambini che erano stati ricoverati proprio perché affetti da malaria, prima di guarire. Se il ceppo risultasse invece differente da quello dei due bambini ricoverati il contagio sarebbe avvenuto in un contesto diverso. Contagio da malaria che può avvenire, come ha spiegato all’Ansa il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Massimo Galli, “o attraverso la punture di zanzare vettori della malattia ‘importate’ da paesi dove la malattia è endemica o attraverso la puntura di zanzare autoctone che, avendo precedentemente punto soggetti infettati, hanno poi contagiato soggetti terzi”. Qualora non fosse avvenuto attraverso la puntura di zanzare  potrebbe essere avvenuto con il contagio in ospedale o “attraverso l’utilizzo di siringhe infette”, ha spiegato Galli, “o trasfusioni sempre di sangue infetto”.