Blindato l’ambasciatore fascio-rock. Ma su Vattani il Pd va in frantumi. Il dem Morassut contesta la nomina del diplomatico. Per la collega Sereni bloccarla sarebbe un atto fascista

Mario Vattani
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Il “console fascio-rock” non si tocca. Inutili le proteste di alcuni parlamentari e dell’Anpi. Il Governo non intende fare marcia indietro sulla nomina del 29 aprile scorso, quando ha scelto Mario Vattani come ambasciatore italiano a Singapore. L’intera vicenda mostra però anche lo stato di confusione in cui versa il Pd. A sollevare il caso alla Camera è stato infatti il deputato dem, ex sottosegretario all’ambiente, Roberto Morassut, ma sempre a Montecitorio, a rispondere all’interrogazione e a blindare il diplomatico vicino a CasaPound, sostenendo che un gesto fascista sarebbe rimuoverlo, è stata la viceministra agli esteri, anche lei del Partito democratico, Marina Sereni.

L’IDENTIKIT. Vattani è figlio d’arte. Il padre, Umberto Vattani, è stato per due volte segretario generale del Ministero degli affari esteri. L’attuale ambasciatore a Singapore, quaranta anni fa, ha creato invece un gruppo di musica alternativa di destra e da quell’ambiente non sembra più essersi distaccato. Indagato e poi prosciolto per l’aggressione a Roma ai danni di due giovani di sinistra, risarcendo con 180 milioni di lire le vittime, nel 2011 si esibì con il suo gruppo a una manifestazione di CasaPound, in cui venne ripreso mentre faceva il saluto romano, anche se ha negato sempre tale particolare.

Un episodio per cui, essendo stato nominato console generale a Osaka, il ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata lo richiamò in patria. “L’apologia del fascismo non è compatibile con il ruolo di servizio allo Stato”, sostenne il ministro Terzi di Sant’Agata. Nel 2013 il diplomatico si è quindi candidato come capolista per La Destra di Francesco Storace al Senato, senza essere eletto, e ora è stato scelto come ambasciatore a Singapore.

IL DIBATTITO. Ieri, in sede di question time, il dem Morassut ha ricordato la partecipazione di Vattani a diversi eventi organizzati da CasaPound, “ricambiando più volte il saluto romano del pubblico” e ha sostenuto che tale “appartenenza politico-ideologica, ma soprattutto valoriale”, è “in netto contrasto con i fondamenti costituzionali della nostra Repubblica”. Il deputato del Pd ha quindi evidenziato che per lui la funzione di ambasciatore presso uno Stato estero “racchiude in sé, nel suo carattere di rappresentanza dello Stato, nell’esercizio delle funzioni diplomatiche, il senso completo delle basi giuridiche e morali della Repubblica, che sono raccolte nella Costituzione italiana, incompatibile con qualsiasi professione di fede fascista”.

Infine la richiesta rivolta alla Farnesina di rivedere quella nomina. Ma non la pensa così, nonostante sia anche lei del Pd, la viceministra Sereni. “In questi anni – ha sostenuto l’esponente dem – il funzionario diplomatico ha prestato un servizio valutato di eccellente qualità e oggetto di apprezzamento da parte dei suoi superiori e degli interlocutori istituzionali”. E il comportamento? “Non ha dato adito ad ulteriori rilievi”. Pazienza per le simpatie verso CasaPound.

Sereni tesse le lodi di Vattani e sull’antifascismo non ha dubbi: “La tutela dell’interesse pubblico è assicurata dal rispetto della legge e il rispetto della legge, in questo caso specifico, è rappresentato appunto da una sanzione debitamente scontata e da un incarico conferito sulla base dell’impegno dimostrato e della preparazione professionale. Rinunciare ad una rigorosa tutela e applicazione delle regole e dello stato di diritto sarebbe un errore”. A difendere la battaglia contro il “console fascio-rock” resta solo Morassut.

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