Fallito il blitz di Forza Italia. Salta la norma ad personam per salvare Berlusconi

SILVIO BERLUSCONI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il blitz di Forza Italia per far entrare nella riforma della Giustizia norme pro Berlusconi è fallito. Gli azzurri chiedevano di allargare il perimetro della riforma del processo penale all’abuso d’ufficio e alla definizione del pubblico ufficiale. Già il presidente della Camera, Roberto Fico, aveva dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dagli azzurri, spiegando che erano estranei alla materia. Come aveva peraltro già fatto il presidente pentastellato della Commissione Giustizia, Mario Perantoni. Un allargamento, aveva avvisato Perantoni, che avrebbe fatto saltare la data di venerdì 30 luglio come termine entro il quale approvare il testo in Commissione e portarlo in Aula. Ieri il tentativo degli azzurri è stato definitivamente boicottato. La seconda Commissione della Camera ha respinto la richiesta di Forza Italia. E ha bocciato anche una avanzata dall’Alternativa c’è, che mirava ad allargare il perimetro a tutti i reati contro la Pubblica amministrazione, con 23 voti contrari e 21 favorevoli.

Contro la richiesta dei berlusconiani hanno votato 25 deputati, a favore 19. In particolare, hanno votato a favore gli stessi azzurri, Lega e FdI. Maurizio Lupi si è astenuto, mentre Coraggio Italia ha votato contro, come Pd, M5S, Iv, Leu e Azione più alcuni esponenti del Misto. Il voto di eri ha anche comportato per il partito degli azzurri l’addio della deputata Giusi Bartolozzi che in polemica si è trasferita al Misto. Al centro della decisione, lo spostamento di Bartolozzi dalla commissione Giustizia alla Affari costituzionali, dove avrebbe ricoperto il ruolo di capogruppo. Il motivo? La deputata aveva manifestato la volontà di non votare a favore della pretesa di Forza Italia di voler allargare il perimetro della riforma penale. Nel dettaglio i berlusconiani – la richiesta era stata formalizzata dal capogruppo in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin – avevano chiesto che tra gli oggetti dell’allargamento del perimetro della riforma del processo penale, non ci fosse solo l’abuso di ufficio, bensì anche “la definizione di pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio e persona esercente servizio di pubblica necessità”. Modifiche che avrebbero avuto conseguenze su tutta una serie di reati. A cominciare da quelli sulla corruzione.

Una coincidenza singolare considerando che Silvio Berlusconi è attualmente imputato per corruzione in atti giudiziari, relativamente ai vari processi noti come Ruby ter. I berlusconiani sfogano tutta la loro amarezza. “Quando, come oggi, si decide sulla giustizia il centrodestra è unito. Ma si ricostituisce anche un asse giustizialista guidato da Pd e M5S. Bloccare gli emendamenti sulla Pubblica amministrazione danneggerà sindaci e amministratori pubblici ingolfando i tribunali. Un passo indietro sulla strada della libertà”, dichiara il coordinatore nazionale di FI, Antonio Tajani. Gioiscono al contrario i giallorossi. “Il tentativo di affossare la riforma è stato bloccato, è ampiamente fallito. Adesso c’è un’estrema chiarezza su chi lavora per far approvare delle buone riforme, lavorando nel merito e superando le criticità, e chi no. Ora i lavori possono proseguire e mi auguro che i tempi possano essere rispettati. Noi pensiamo che la coesione e le migliori soluzioni si trovino sul merito.

Le manovre politiche vanno tenute fuori dalle riforme”, dichiara la responsabile giustizia del Pd, Anna Rossomando. “Con il voto compatto di Leu, Pd e M5S contro l’ampliamento del perimetro dei temi, che avrebbe rinviato sine die la discussione, abbiamo salvato la riforma Cartabia dal tentativo del centrodestra, che ha ritrovato l’unità con Fratelli d’Italia, di affossarla. Ora usiamo tutto il tempo possibile per costruire la migliore mediazione sulle proposte in campo e andiamo all’approvazione della riforma nei tempi indicati dal governo”, afferma il deputato di Leu, Federico Conte. E a proposito di mediazione, la Commissione Giustizia, che tornerà a vedersi oggi pomeriggio, si interroga su quando arriverà “il compromesso”. “Se il governo e i gruppi parlamentari intendono rispettare il calendario dei lavori spero che la mediazione arrivi entro giovedì 29”, dice Perantoni. Mediazione che dovrebbe arrivare sotto forma di un maxi-emendamento che poi il governo dovrebbe blindare con la fiducia.