Blocco dei licenziamenti selettivo. Nuove tutele per i settori più in crisi. A marzo termina il divieto di ridurre il personale. Il Governo pensa a un’altra proroga, ma non per tutti

CATALFO GUALTIERI
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La notizia era nell’aria da giorni, ma ieri è arrivata la conferma prima dal viceministro Misiani e dalla ministra del Lavoro Catalfo, e poi dallo stesso responsabile dell’Economia Roberto Gualtieri, che davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha annunciato la strategia di uscita soft dal divieto dei licenziamenti in scadenza a fine marzo. Prima di addentrarsi su questo terreno, Gualtieri ha auspicato un’ampia convergenza parlamentare per consentire dopo lo scostamento di bilancio tutte le altre misure indispensabili per sostenere l’economia.

Tra queste spiccano la proroga della Cassa integrazione per le imprese in difficoltà, l’aumento delle risorse per trasporti e sanità fino alla “rimodulazione dell’attività della riscossione” delle cartelle esattoriali.Lo scorso anno – ha ricordato il ministro – “complessivamente sono state varate misure pari a circa il 6,6% del Pil, cioè 108 miliardi, a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti. Si tratta di uno degli interventi più rilevanti d’Europa, paragonabile solo a quello messo in campo dalla Germania”.

Il settore delle imprese, considerando anche gli interventi fiscali, ha beneficiato così di interventi per oltre 48 miliardi, mentre al lavoro e al sociale sono stati destinati circa 35 miliardi, agli enti territoriali oltre 12 miliardi, la sanità ha ricevuto maggiori risorse per oltre 8 miliardi, i servizi pubblici e sociali sono stati potenziati con ulteriori 4,5 miliardi. Fatti questi conti, che contraddicono la retorica delle opposizioni di Centrodestra secondo cui l’intervento pubblico sarebbe stato minuscolo, anche in confronto ad altri Paesi, Gualtieri ha affrontato il tema che più interessa migliaia di lavoratori, allarmati per il possibile licenziamento alla fine della moratoria imposta dall’Esecutivo.

Su questo fronte va ricordato che le imprese, a partire dalla Confindustria, avevano premuto sul Governo affinché autorizzasse i licenziamenti già a fine dell’anno scorso. Una richiesta che Conte e i suoi ministri respinsero, aumentando così l’ostilità degli ambienti industriali per salvare però migliaia di posti. Ora però bisogna avviarsi alla normalità, e per arrivarci gradualmente, in modo da non penalizzare oltremodo quei comparti più colpiti dalla pandemia (turismo, ristorazione, piccolo commercio e artigianato, ecc) il Governo procederà a una selettività nel blocco dei licenziamenti, per ripristinare la regolare mobilità del lavoro nei settori meno impattati.