Board of Peace, Europa in ordine sparso al tavolo di Trump. Mentre la Commissione Ue non aderisce ma presenzia

Gli Stati membri si spaccano, Bruxelles non aderisce ma presenzia. E l’architettura Onu viene aggirata da una piattaforma Usa

Board of Peace, Europa in ordine sparso al tavolo di Trump. Mentre la Commissione Ue non aderisce ma presenzia

Il primo vertice del Board of Peace convocato a Washington segna l’ennesima frattura politica dentro l’Unione europea. L’iniziativa, lanciata da Donald Trump come evoluzione del suo piano in 20 punti per Gaza, nasce come piattaforma intergovernativa sulla governance post-bellica della Striscia e viene poi allargata a “risoluzione dei conflitti” su scala più ampia. Il quadro giuridico ovviamente è incerto. Il riferimento alla Carta delle Nazioni Unite è oggetto di rilievi formali da parte delle istituzioni europee. In molti sono convinti che si tratti dell’ennesimo attacco al diritto internazionale. E l’Europa? In ordine sparso. 

Soltanto Ungheria e Bulgaria hanno annunciato l’adesione piena. Italia, Romania e Cipro scelgono lo status di osservatori. Spagna, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Francia e Svezia declinano. Germania, Austria, Finlandia e altri governi esprimono riserve, richiamando il ruolo già attribuito all’Onu nella gestione delle crisi internazionali. Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania e Lussemburgo non risultano tra gli invitati o escludono comunque la partecipazione. Il risultato è una mappa politica frammentata, con governi che rivendicano prudenza istituzionale mentre accettano che l’iniziativa americana definisca tempi e priorità.

Il richiamo all’Onu che resta lettera morta

Le motivazioni ufficiali convergono su un punto: la sovrapposizione con il sistema multilaterale esistente. Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha ricordato che «esiste già un’organizzazione creata per questi casi, l’Onu». Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha richiamato l’impegno verso «l’ordine multilaterale e il diritto internazionale». Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha parlato di «seri dubbi» sulla compatibilità dello statuto del Board con la Carta delle Nazioni Unite. Anche il Servizio europeo per l’azione esterna ha sollevato perplessità sulla coerenza con i principi costituzionali dell’Unione.

Le obiezioni sono pubbliche ma le scelte politiche molto meno. Mentre si invoca il multilateralismo, si accetta la nascita di una struttura parallela che si colloca fuori dai meccanismi decisionali dell’Onu e senza un mandato del Consiglio di Sicurezza.

La Commissione dentro la sala, senza chiamarsi membro

La Commissione europea ha annunciato che la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica parteciperà alla riunione di Washington. La portavoce capo Paula Pinho ha precisato: «Non stiamo diventando membri». Alla domanda se l’Unione parteciperà come osservatore, la Commissione ha evitato di adottare la definizione. La distinzione formale resta. La presenza politica pure.

Il risultato finale è un pericoloso doppio livello: gli Stati membri si muovono in ordine sparso, Bruxelles contesta alcuni profili giuridici dell’organismo e al tempo stesso prende posto al tavolo. La cornice del diritto internazionale viene evocata per segnare distanza, mentre l’architettura alternativa prende forma con la partecipazione europea.

Il Board nasce fuori dal perimetro delle Nazioni Unite, con uno statuto discusso e una governance più che opaca. L’Unione europea, che nei trattati si definisce attore fondato sul multilateralismo e sulla centralità dell’Onu, oscilla per l’ennesima volta tra richiamo ai principi e adattamento alla nuova piattaforma americana. Il precedente pesa: quando un organismo parallelo entra in funzione con l’avallo, anche indiretto, delle capitali europee, il sistema multilaterale si indebolisce per prassi e crea una consuetudine politica che rischia di diventare norma.

Washington detta l’agenda, le capitali scelgono formule diverse e la Commissione partecipa, pur sollevando riserve formali.  Così il diritto internazionale resta citato nei comunicati ufficiali ma il tavolo operativo, però, è un altro. Ed è lì che si costruiscono precedenti destinati a restare.