Boom di soffiate anonime. E ombre sulla privacy. Il whistleblowing funziona anche in Italia. Ma nel settore privato è caos

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Molte luci, ma anche qualche ombra. La Relazione annuale dell’Anac fa registrare un aumento “esponenziale” delle segnalazioni whistleblowing inviate negli ultimi quattro anni. Nel 2014, infatti, i protocolli presentati erano 16 per 3 fascicoli aperti; nel 2017, dopo l’entrata in vigore della norma che tutela il dipendente che segnala illeciti, sono diventati 893 per 364 fascicoli. Purtroppo però, ha sottolineato il presidente dell’Authority, Raffaele Cantone, le segnazioni hanno un “contenuto contrastante con lo spirito della norma, vertendo, in molti casi, su problematiche di carattere personale”. Ma non solo. La normativa infatti “ha non poche ombre”, ha ammesso ancora il magistrato. Come per esempio la scarsa tutela della riservatezza del segnalante che denuncia fatti di rilievo penale, soprattutto nel settore privato. Tra le cause, il fatto che “i processi decisionali da attivare sono di difficile individuazione” e che “il dipendente privato ha una minore consapevolezza circa la propria legittimazione ad agire”. Comunque, per Cantone, “solo l’applicazione concreta” del provvedimento “evidenzierà l’effettiva utilità di un istituto già sperimentato positivamente in altri Paesi”. “Ho apprezzato e condiviso l’attenzione riservata al whistleblowing – ha dichiarato il premier, Giuseppe Conte –, nella prospettiva di una sempre maggiore effettività e di assicurare una concreta efficacia dello strumento, che ritengo personalmente e come Governo molto utile sul piano della prevenzione e contrasto alla corruzione”.

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