Yara, pochi dubbi per i pm: il puzzle ora è quasi completo

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Ieri era stata la volta di Massimo Giuseppe Bossetti, oggi parlano i magistrati che hanno condotto l’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio.

Prima difendono il proprio lavoro: “abbiamo raggiunto risultati insperati e insperabili, si era partiti totalmente dal nulla” dice Francesco Dettori.

Il nulla di cui parla sono le tracce biologiche lasciate dall’assassino sui legging e sugli slip della vittima; tracce – ricordano gli investigatori di polizia e carabinieri – che hanno resistito “a tre mesi di intemperie”.

Il magistrato ha definito ”aride e stupide” le polemiche sui milioni di euro spesi durante le indagini. “Per trovare la verità sul caso di una ragazza di 13 anni non si bada a spese”. Per tracciare il profilo genetico del killer della ginnasta sono stati effettuati 18mila test del Dna. Gli investigatori, partendo dalle analisi sui frequentatori della discoteca, sono faticosamente risaliti al padre del presunto killer, quel Giuseppe Guerinoni, autista di autobus morto anni fa che avrebbe avuto una relazione con Ester Arzuffi, già sposata e rimasta incinta di due gemelli. Quando finalmente, dopo ricerche faticose e un’indagine che il pm Letizia Ruggeri definisce “pazzesca”, i detective hanno trovato lei finalmente sono arrivati a Bosetti. A quel figlio illegittimo che ha lo stesso Dna, al 99,99987%, con quello del killer. La donna, in una intervista, dice di non aver mai avuto a che fare con Guerinoni ma gli inquirenti non hanno dubbi. “Attraverso un’indagine anagrafica, negli anni siamo arrivati alla madre Ester Arzuffi, che condivide nel Dna un allele molto raro e particolare. Una volta individuata la madre il percorso è stato in discesa”.

”È stata un’indagine faticosissima, ma ogni giorno qualche tassello andava a completare il puzzle” dice Letizia Ruggeri. “Non avete idea di quanta fatica è stata fatta in un’indagine a elenchi, con nessun testimone e ben poche telecamere funzionanti. Nei primi mesi è stato un incubo”.  Chi indagava ha analizzato ben “120mila utenze telefoniche“, tutte quelle che nelle 24 ore dopo l’uccisione di Yara sono state registrate nella cella telefonica del luogo del delitto.

Il ritrovamento del cadavere ha dato una svolta alle indagini: “A questo punto il Dna è stato il faro alla luce del quale proseguire le indagini” ricorda il pubblico ministero. ”Dopo aver riesumato il cadavere di Guerinoni, non abbiamo avuto più nessun dubbio sul fatto che fosse il padre del soggetto che stavamo cercando”.