Braccio di ferro nei 5 Stelle, Di Battista fa il tutor della Raggi. E la Lombardi fa gli sgambetti

di Antonio Acerbis
Politica

Se anche su Facebook Alessandro Di Battista si scomoda per difendere Virginia Raggi da accuse, improperi e sfottò, c’è evidentemente un interesse politico molto forte. E, d’altronde, “Dibba” non ne ha mai fatto mistero: la sindaca è una sua “creatura” e la sua riuscita è una sua riuscita. Tanto basta per mettersi finanche davanti a un computer e rispondere ad accuse o semplici domande che vengono rivolte alla Raggi direttamente sulla sua pagina social. Da buon tutor. Ed è per questo che il parlamentare non può restare fuori dalle polemiche che si stanno rivoltando addosso alla neo-sindaca e alla Giunta che ancora non c’è. In effetti la partita in piedi è proprio questa: perché mai – si sono chiesti in tanti – ancora non sono stati ufficializzati i nomi della squadra che aiuterà la Raggi nell’arduo compito di far rinascere Roma? Semplice, perché, checché ne dicano gli attivisti duri e puri, il Movimento (almeno in questo) non è diverso da qualsiasi altro partito. Con tutto il suo mondo e sottobosco di correnti, fronde, divisioni interne. Basta questo per capire come la partita di Roma sia, in realtà, una tappa di qualcosa di ben più alto e ancora più importante della “sola” Capitale. In ballo, infatti, ci sono dinamiche interne che stanno assumendo, specie dopo la dipartita di Casaleggio e il passo a lato di Beppe Grillo, un ruolo centrale.

GUERRA INTERNA
Ed ecco, allora, che la battaglia a colpi di fioretto che si è portata avanti per tutti questi mesi tra la Raggi e Marcello De Vito e che ora sta emergendo in tutta la sua veemenza, con tanto di dossieraggio e accuse  (come scriveva ieri Il Fatto Quotidiano), in realtà è solo una delle sei faccette dell’intero cubo. Perché non si può tralasciare – dettaglio non da poco – che De Vito è uomo di Roberta Lombardi. La leonessa a 5 Stelle è l’altro peso della bilancia: tiene molto a mettere bocca sulle vicende capitoline anche e soprattutto per controbilanciare il peso crescente di Di Battista. E non è un caso che è stata proprio la Lombardi (membro non a caso del Direttorio che aiuterà la Raggi nelle scelte amministrative) a contestare apertamente la nomina sia di Daniele Frongia sia del suo vice, Raffaele Marra (l’ex Alemanno, ex Polverini ed ex Panzironi). “Perché il posto da capo di gabinetto spettava – dicono dagli ambienti vicini alla Lombardi – a De Vito, considerando che è stato il più votato dei 5 Stelle”. E invece no. Tutto per estromettere il grillino vicino alla deputata. Che dovrà ora tenersi stretto il contentino: presidente dell’assemblea capitolina. Un incarico formale, vuoto però di potere effettivo. Quello stesso potere che invece, zitto zitto, riesce a mantenere Luigi Di Maio: il vicepresidente della Camera è riusito a piazzare “suoi” all’interno della Giunta (una su tutti, Laura Baldassarre alle Politiche Sociali), pur restando furbescamente, esterno alla lotta Di Battista-Lombardi. Anche perché se Di Battista si dovesse “far male” con a Roma con la Raggi, Di Maio non sarebbe poi così scontento.