Braccio di ferro tra Usa e Russia sull’Ucraina. Ma è l’Ue che rischia grosso. Parla il capogruppo M5S in Commissione Esteri, Ferrara: “Nessuno ha convenienza ad arrivare al conflitto”

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Dopo il ritiro del personale non fondamentale dalle ambasciate di mezzo mondo, in Ucraina sono ore drammatiche. Senatore Gianluca Ferrara (M5S) ci può spiegare che cosa sta succedendo?
“Una situazione simile, ma ribaltata, alla crisi dei missili di Cuba del 1962. Oggi stanno emergendo questioni di natura geopolitica da tempo irrisolte. Già nel 1990, durante i colloqui per la riunificazione della Germania dell’Ovest e dell’Est, fu promesso a Gorbaciov che la Nato non sarebbe avanzata verso Est ‘nemmeno di un pollice’. Consultando una cartina politica è evidente che quelle promesse non furono mantenute e da allora la Russia vive una sindrome da accerchiamento. Allo stesso tempo gli ucraini hanno il sacrosanto diritto di scegliere liberamente se aderire oppure no a un’organizzazione militare come la Nato o politica come l’Ue”.

Intanto Di Maio domani (oggi per chi legge) volerà a Kiev per cercare una soluzione alla crisi. Crede che ci sia ancora tempo per la diplomazia?
“Certo. La luce della diplomazia non si deve mai spegnere. La strada del dialogo va percorsa a oltranza, finché non sarà trovata una soluzione che scongiuri una guerra impensabile e garantisca le legittime esigenze di sicurezza di entrambe le parti. L’Italia, in quanto alleato di primo piano degli Stati Uniti, ha il dovere ti attivarsi per trovare una soluzione”.

L’attacco ancora non c’è stato ma già si vedono ripercussioni sull’economia mondiale. Quali sono i rischi che l’Italia e l’Europa corrono in caso di invasione russa dell’Ucraina?
“Io non credo che la Russia invaderà l’Ucraina, le conseguenze che si innescherebbero non convengono a nessuno. Certo è che con la presenza di così tante armi e militari, anche solo una scintilla potrebbe innescare uno scontro armato alle porte dell’Europa. Gli effetti di un conflitto sarebbero devastanti non solo dal punto di vista militare ma anche economico, un primo segnale lo stiamo constatando con l’aumento dei prezzi dell’energia. In caso di guerra i costi lieviterebbero in maniera esponenziale e peserebbero enormemente su un’economia già molto provata dalla pandemia”.

Unione europea e Stati Uniti non interverranno militarmente in caso di invasione dell’Ucraina ma infliggeranno “sanzioni enormi” al Cremlino. Può bastare a fermare Putin?
“L’Ucraina rappresenta uno ‘stato cuscinetto’ e, dal punto di vista dei russi, è inaccettabile avere a poche centinaia di chilometri da Mosca missili nucleari a medio raggio. In questo braccio di ferro in cui si inserisce anche il controllo delle pipeline, una soluzione potrebbe essere di congelare per 10 o 20 anni la possibilità che l’Ucraina aderisca al Patto Atlantico. Del resto cosa succederebbe se, per esempio, la Russia volesse far entrare il Messico in una potente alleanza militare filo-russa? Gli Usa, come a Cuba nel 62, reagirebbero. Per superare le crisi è fondamentale comprendere le istanze di tutti, in primis io penso a quelle dei cittadini ucraini che vivono sotto minaccia e sulle cui teste si sta giocando una partita per interessi geopolitici ed energetici”.

Differentemente il Regno Unito sostiene la linea dura perché “se si consente l’invasione, altri Stati potrebbero approfittarne”. Che ne pensa?
“Io credo che in questo momento è fondamentale non acuire le tensioni con scenari che non poggiano su dati analitici. Come ha detto papa Francesco oggi serve fare ogni sforzo per la pace. A tal fine confido nel contributo alla de-escalation che potrebbe dare un’organizzazione importante come l’Osce, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Da giorni gli 007 americani affermano che l’attacco ci sarà tra mercoledì o giovedì mentre la Russia nega tutto ma ammassa 130mila uomini al confine con l’Ucraina. Lei che idea si è fatto?
“Stati Uniti e Russia perseguendo i loro interessi energetici e geopolitici e per ottenere risultati soffiano sul fuoco. Ma è l’Europa quella che rischia di bruciarsi. Per questo l’Unione europea dovrebbe percorrere solo la strada della diplomazia e del dialogo e perseguire con decisione la strada di un’autonomia strategica politica, militare ed energetica. Un’Europa fragile e divisa sarà sempre succube di istanze provenienti da potenze che hanno obiettivi che sovente non coincidono con quelli del Vecchio Continente”.