Brunetta bocciato sui concorsi. Torna la norma salva-giovani. I titoli e l’esperienza professionale non potranno pesare nel punteggio finale per più di un terzo

RENATO BRUNETTA
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Aveva sollevato accese polemiche da parte di migliaia di giovani e giovanissimi, spalleggiati da parte della politica, e ora è stato modificato. Stiamo parlando dell’articolo 10 del decreto Covid 44/2021 predisposto dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, per sbloccare i concorsi pubblici sospesi a causa della pandemia (le stime parlano di 110 mila posti). Articolo che un emendamento approvato in commissione Affari costituzionali del Senato modifica profondamente.

Brunetta bocciato sui concorsi. Torna la norma salva-giovani

Il decreto ha ricevuto il via libera anche dall’Aula di Palazzo Madama e ora passa all’esame della Camera. La contestata norma Brunetta, a detta di molti aspiranti concorsisti, sbarrava l’accesso a tanti giovani neolaureati e a coloro che per motivi economici non possono permettersi un percorso di laurea oggi, di specializzazione o di master. Tra le modalità semplificate per velocizzare i tempi di realizzazione delle selezioni, previste dall’articolo, c’erano quelle che introducevano la possibilità di ricorrere a una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti, ossia i titoli di studio, per l’ammissione alle successive fasi concorsuali.

Una scelta questa definita fortemente discriminante per il rischio che comportava di penalizzare tanti giovani. Per esempio quanti, in un concorso in cui la laurea non è richiesta, hanno solo un diploma. Altro punto contestato quello secondo cui i titoli di studio e l’eventuale esperienza professionale possono concorrere alla formazione del punteggio finale. Anche qui il riferimento all’esperienza professionale rischiava di penalizzare i più giovani. Adesso con l’emendamento del relatore Gianclaudio Bressa si cambia registro. La valutazione dei titoli nei concorsi pubblici potrà essere applicata solo per i profili “ad elevata specializzazione tecnica o amministrativa” e, dunque, non in tutti casi.

La sconfitta di Brunetta

E ancora: i titoli e l’esperienza professionale non potranno pesare nel punteggio finale per più di un terzo. Esulta il M5S che si è battuto, sin dal principio, perché la norma venisse modificata. Ma critici erano anche Pd e Leu. “Ci siamo battuti per tutelare il merito e garantire le giuste opportunità soprattutto per i giovani, e abbiamo raggiunto il risultato migliore possibile”, dichiarano gli esponenti M5S in commissione Affari costituzionali al Senato. E gioisce anche Sinistra italiana di Nicola Fratoianni secondo cui Brunetta, “che si apprestava a compiere l’ennesimo scempio, sulla pelle dei più giovani”, è stato costretto a fare “molti passi indietro”.

La norma, come si è detto, aveva sollevato un vespaio di polemiche da cui aveva cercato di difendersi il ministro nel corso di un’audizione al Senato il 27 aprile: “L’intento dell’articolo 10 – dichiarò – non era e non poteva essere certamente quello di fermare i giovani e l’ascensore sociale. Sono figlio di venditori ambulanti, penso che tutti abbiano diritto di prendere l’ascensore sociale. La chance a tutti non può, però, essere un terno al lotto: ognuno – ribadì- deve poter fare un suo percorso di accesso alla Pa, in ragione del suo patrimonio formativo”. Eppure ieri Brunetta, dopo l’ok al dl, ha fatto sapere che gli emendamenti passati sono stati concordati con lui.