Brunetta sbanda sull’auto blu. Niente dati sulle vetture di servizio. La scadenza del censimento era fissata al 18 marzo. Ma è slittata

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L’auto blu è finita, al momento, in garage. E ben coperta. I dati, attesi dal ministero della Pubblica amministrazione guidato da Renato Brunetta, non sono stati ancora diffusi. E c’è una precisa spiegazione all’assenza delle statistiche: il termine, inizialmente fissato, per il 18 marzo è stato prorogato a venerdì 8 aprile. Un supplemento di tre settimane deciso a fari spenti, senza fare troppo rumore.

La scadenza del censimento delle auto blu era fissata al 18 marzo. Ma è slittata all’8 aprile

Nei fatti, insomma, è stato concesso maggiore tempo alle singole amministrazioni per comunicare le informazioni necessarie a completare il censimento delle autovetture di servizio. È ipotizzabile che la cifra fosse troppo bassa per avere un quadro attendibile della situazione. Così Brunetta si è allineato alle posizioni dei suoi predecessori.

Niente di male, se non fosse che da sempre si è intestato la battaglia contro la diffusione di auto blu, vestendo i panni del fustigatore verso gli “inadempienti” che non collaboravano nella raccolta dei dati. Su questa lunghezza d’onda si era vantato di “aver dato nuovo impulso” alla raccolta dei dati, facendo il raffronto con Fabiana Dadone, che l’aveva preceduto alla guida del dipartimento.

Certo, sotto l’egida del ministro di Forza Italia è stato effettivamente recuperato il ritardo accumulato in precedenza (leggi l’articolo). Ma i predecessori a Palazzo Vidoni, sede del Ministero, hanno dovuto fare i conti con l’arrivo del Covid-19 e la chiusura degli uffici. Questioni che hanno oggettivamente rallentato le operazioni, costringendo a una proroga a tempo indeterminato

Adesso, con la fine dello smart working tanto osteggiato dallo stesso Brunetta, si attendeva un ritorno alla piena normalità. E invece non è così: torna di moda lo slittamento. Eppure è fondamentale comprendere come si sia evoluta la situazione relativa al parco auto a disposizione delle amministrazioni italiane. Nel 2020, infatti, erano stati registrati numeri in crescita rispetto all’anno precedente.

Secondo il Formez, nel 2021 le auto di servizio erano aumentato del 3,7% rispetto al 2020

“Aumenta il numero delle auto rilevate, che passano da 25.668 a 26.627 (+959 auto) con un aumento rispetto al censimento 2020 del 3,7%”, si legge nel dossier predisposto dal Formez nell’estate scorsa. D’altra parte Brunetta si poteva consolare: con “la consistente riduzione delle auto utilizzate, che diminuiscono di 6.900 unità (-21%)” in relazione al 2019. Ma le buone notizie si fermavano a quel punto.

Innanzitutto “il rapporto auto per amministrazione” risultava “leggermente aumentato (3,9 rispetto al 3,6% del 2019)” mantenendosi comunque sotto la soglia di 4 auto blu. Ma i numeri svelano un’ulteriore falla sulla trasparenza: al censimento del 2021 (parametrato sull’anno 2020) ha risposto solo il 66 per cento degli enti registrati al sistema (in totale sono 10.142) con un calo del 4 per cento in confronto al precedente censimento.

La contrazione è ancora più sensibile in rapporto al 2019, quando aveva risposto l’82 per cento degli enti. In termini assoluti si tratta di circa 1.400 amministrazioni in meno che hanno riferito i dati nell’ultimo dossier. Ed è palese che su un numero drasticamente inferiore di risposte, le cifre finiscano per risultare sgonfiate, creando l’illusione ottica di una riduzione delle auto a disposizione. Molti dei “non rispondenti”, tra cui la Regione Puglia, peraltro dichiaravano di averne a decine negli anni precedenti. Insomma, si attendono i numeri freschi. Sempre che l’8 aprile venga davvero archiviata la pratica, con l’elaborazione e la diffusione, delle informazioni. Oppure non venga disposta un’ulteriore proroga.

Riceviamo e pubblichiamo la replica del Dipartimento della Funzione Pubblica

La proroga al prossimo 8 aprile del termine per la comunicazione dei dati relativi alle auto di servizio – stabilita in considerazione delle difficoltà rappresentate da molte amministrazioni a rispettare la scadenza fissata al 18 marzo – risponde all’esigenza di disporre di un dato quanto più completo del fenomeno monitorato.
Il breve differimento concesso alle amministrazioni per fornire i dati non è, quindi, in contraddizione con l’esigenza di trasparenza, ma, anzi, va evidentemente nella direzione di assicurare la maggiore significatività dei dati raccolti, atteso che comunque il 18 marzo scorso, il numero delle amministrazioni rispondenti era pari al 71%, misura già superiore a quella rilevata nel 2021 (il 66%) e nel 2020 (il 70%).
L’opportunità di tale proroga trova del resto immediata conferma nel fatto che il 6 aprile la percentuale delle amministrazioni rispondenti era salita dal 71% al 77%.
Trattandosi peraltro di rilevazioni che cristallizzano il dato al 31.12 di ciascuna annualità, la pubblicazione nel primo quadrimestre dell’anno successivo, tenuto conto anche dei tempi necessari per l’elaborazione dei dati comunicati, appare del tutto congrua e coerente rispetto alla finalità e all’utilità attesa dall’iniziativa.
D’altronde, come lo stesso autore dell’articolo si è visto costretto a ricordare, è stato proprio grazie all’impulso del ministro Renato Brunetta che “è stato recuperato il ritardo accumulato in precedenza” e che il censimento ha ripreso vigore, riallineandosi ai tempi previsti dalla legge. Lo “sbandamento” richiamato nel titolo, semplicemente, non esiste. Men che mai esiste il mancato rispetto dell’impegno ad aggiornare i dati.

La replica de La Notizia

Prendo atto della conferma di quanto contenuto dall’articolo, compreso lo slittamento sul censimento. Per il resto mi sono limitato a riportare i fatti, non smentiti dalla replica, incluse le dichiarazioni del ministro in cui ribadiva la sua volontà di dare impulso alla diffusione dei dati. Stefano Iannaccone