Strage annunciata. L’Isis fa a pezzi il cuore d’Europa. Dopo la conta dei morti, sepoltura per Schengen

di Silvio Capone

E ora? Dopo le esplosioni, il caos e il triste conteggio delle vittime, รจ arrivata la domanda in apparenza semplice. Ma che in questo caso diventa molto complicata: cosa farร  adesso il Belgio? E quale strategia metteranno in campo i Paesi europei di fronte a un attacco diretto? La Francia di Francois Hollande, nella serata di venerdรฌ 13 novembre, decise di chiudere le frontiere. Una misura dโ€™impulso. Che perรฒ ha lasciato il segno, perchรฉ ha assestato un duro colpo a Schengen. Il principio della libera circolazione era giร  in discussione da tempo, a causa del massiccio arrivo di migranti in fuga dalla Siria, ma anche dai Paesi africani martoriati da conflitti interni. Piรน che il desiderio di libertร , conta infatti la volontร  di proteggere le frontiere. E nelle ultime settimane la situazione ha preso una piega sempre peggiore per i sostenitori di Schengen.

FRANCIA IN TESTA
Hollande รจ pronto a lavorare con il grimaldello per scardinare i paletti di Schengen. Certo, Parigi non parlerร  mai ufficialmente della sepoltura del Trattato. Ma ritiene giร  di aver pagato un pesante tributo di sangue alla minaccia del terrorismo islamico. La necessitร  di avere uno status diverso รจ legato anche a un discorso strategico: il Belgio รจ lโ€™avamposto da cui i jihadisti hanno lanciato – e probabilmente vogliono lanciare ancora – lโ€™attacco al territorio francese. Quindi serve un impegno slegato da lacci e lacciuoli regolamentari. E tuttavia non mancano le contraddizioni. Il ministro dellโ€™Interno, Bernard Cazeneuve, รจ tornato a chiedere di โ€œmettere in campo al piรน presto le azioni che abbiamo formulato allโ€™Unione europea per rafforzare ulteriormente il coordinamento e la lotta antiterroristica a livello europeo e internazionaleโ€. Da un lato vengono quindi chiuse le frontiere, mentre dallโ€™altro si invoca una maggiore cooperazione degli agenti in ambito europeo. Una conferma che ognuno vuole agire seguendo le proprie convenienze. Intanto a Parigi sono state definite le nuove strategie interne nel vertice a tre, tra il presidente della Repubblica, il premier Manuel Valls e il ministro dellโ€™Interno.

SIRIA E LIBIA
Lโ€™Eliseo, con una dichiarazone di Hollande, รจ stato chiaro: โ€œAttraverso gli attentati di Bruxelles รจ stata colpita tutta lโ€™Europa. Ciรฒ impone che si assumano disposizioni indispensabili di fronte alla gravitร  della minacciaโ€. Serve unโ€™azione per dare una reale risposta a quanto accaduto nella giornata di ieri. Nel momento del lutto, nessuno ha prospettato soluzioni. Ma il pensiero รจ andato alla Siria, punto di riferimento dellโ€™Isis che ha a Raqqa la sua roccaforte. Eppure riprende quota lโ€™ipotesi di nuovi bombardamenti. Lโ€™esito resta dubbio: giร  dopo il 13 novembre lโ€™aviazione francese ha sganciato decine di bombe per distruggere le infrastrutture e i depositi di armi dei jihadisti. Ma questo non ha impedito che lโ€™Europa venisse di nuovo insanguinata. La Libia รจ un altro capitolo doloroso: gli sforzi per arrivare a un governo di unitร  nazionale sono vanificati. Gli islamisti che comandano a Tripoli non sono disposti ad arretrare nemmeno di un centimetro. E lโ€™Occidente non รจ intenzionato a dialogare con loro. Eppure la sopravvivenza dellโ€™Ue passa anche da lรฌ. Da Tripoli e Damasco.